PARK HYATT MILANO

Una sosta per pranzo tra una telefonata di lavoro e l’idraulico che ti aspetta a casa. Per rovinarti finanziariamente purtroppo. Non esistono più gli idraulici di una volta…. almeno quelli di cui si favoleggia tanto nelle più bieche battute degli Italiani medi. Insomma niente figlio dell’idraulico, ma…si spera… uno scaldabagno nuovo di zecca. Che costa esattamente come una settimana a Miami in primavera. Non fossimo in dicembre, con 6 gradi al sole, sceglierei l’opzione Miami.

Almeno stacco la spina, con una colazione di lavoro al Park Hyatt di Milano. Il ristorante a pranzo (solo?) è chiuso. Rimane l’opzione “buffet lunch” un po’ infelice come denominazione. Una festa privata occupava l’intera cupola, quindi siamo stati sistemati nell’ala dove si trovava il ristorante. Molto elegante, con divanetti e tavolini da bistrot, il tutto molto anni ’50. Alla cucina do un 7, al conto un ” Ah.” e al personale un “aiutt”!! Si capisce che i clienti russi abbondano. Come il riso, in Lombardia.

Da quando se n’è andato il primo chef (Filippo, non ricordo come) non mi pare che i successori si siano distinti, dato che è un hotel a 5 stelle, sono dettagli che si notano.

L’ambiente è sempre molto raffinato e silenzioso
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