THE RICHMOND HOTEL. SOUTHBEACH.

Miami è una succursale di Cuba, ancora oggi. I negozi, i locali, i ristoranti e gli hotel sono appannaggio quasi esclusivo di Cubani di seconda e anche terza generazione ormai, con il loro americano perfetto. Sono lontani i tempi dello spanglish. Tuttavia il richiamo della foresta non cede e, fra di loro, il dialogo resta sempre in spagnolo.
Cubani anche i conduttori del mio hotel boutique del cuore: il RICHMOND. Situato sulla Collins, all’inizio del distretto Art Deco, a qualche centinaio di metri dal famosissimo Delano, arredato da Philippe Stark, ha una facciata in stile Art Deco, devastata da un paio di palme, con tubi al neon lungo il fusto. Si contendono un posto fra le sette meraviglie del mondo. Non dimenticherò mai la sensazione di essere piombata in uno speakeasy, nel pieno del proibizionismo. La semplicità della struttura è la sua arma vincente. È un piccolo hotel, con poche stanze in stile coloniale, totalmente bianche, con persiane alle finestre per mantenere la penombra e cabine armadio, very american style. Sul retro della struttura si trova una grande terrazza con cafeteria, all day long, affacciata su un piccolo giardinetto esotico, con micro piscina. Da un cancelletto del giardino si accede direttamente alla spiaggia.

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