AL DI LA’ DEL BOSFORO. ISTANBUL

La bellezza si concentra lì, nella parte asiatica, vicino alle vecchie glorie di Costantinopoli o Bisanzio, o Nea Rome o Islambol o Micahelgrad o Zarigrad, in slavo. Istanbul. Con questa varia toponomastica, prepararsi a imparare i nomi turchi dei monumenti, perché la gente in inglese non capisce. Dopo una giornata spesa nella Moschea blu (Sultanahmet), che poi di blu cosa abbia non l’ho mai capito, al Topkapi, la Chiesa di Santa Sofia (Aghia Sofia) e alla Basilica Cisterna (Yerebatan Sarnici), cercavo di ritrovare la via dell’amato Bosforo (Boğaziçi). Così per provare ancora l’ebbrezza dei ristoratori che ti fanno un elmo così, perché entri nel loro ristorante, anche se sono le 4 e mezza del pomeriggio….

Chiedo a due aitanti poliziotti in moto, ma ancora non sapevo che fosse fondamentale conosce il nome originale turco. Parole al vento. Bridge…Bosforo bridge! River? Bridge on the river? Ok smartphone e Google maps. E lì a poca distanza, finalmente lo vedo. E i ristoratori? sempre lì a chiamarti. certe cose non cambiano, nemmeno nell’era di Autoban.

Ho visto cose che m hanno riempito gli occhi di bellezza e di storia e se il Topakapi e uno spettacolo, niente di più bello e suggestivo della Basilica Cisterna. La giornata è stata così faticosa, che sono arrivata a casa che mi sentivo uno straccio. Febbre a 38.5. Serata per locali, addio. Crollata alle 9 di sera. La domenica mattina mi sveglio ancor più cadavere.

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