ALBAYZIN. SULLE ORME DEI MORI DI GRANADA

La traccia moresca più evidente a Granada è un quartiere di grande fascino, che si inerpica su per la collina, in un dedalo di stradine e muri a secco intonacati di puro bianco. Qua e là scale, portoni di legno, terrazze, fonti risalenti all’invasione berbera in epoca medievale e tanti, tanti fiori. E’ Albayzin, il barrio più antico di Granada. La salita verso la cima à las cinco de la tarde, è stata un’esperienza, non solo per il caldo di giugno, ma per silenzio ovattato e quelle strade deserte, su cui risuonavano solo i rumori ritmati dei tacchi e l’ansimare del nostro respiro accelerato.  Un luogo senza tempo. Quello che mi ha colpito sono stati i portoni sprangati e le finestre serrate, un’esperienza diversa dalla vicina Siviglia, in cui i cortili fioriti erano, orgogliosamente, mostrati e non celati, come a Granada.

Quella salita l’ho fatta due volte. La prima così solo per esplorare, per perdermi sulle tracce dei mori, per visitare la Chiesa di San Salvador, i bagni arabi e il museo archeologico. La seconda, invece, è stata di sera, quasi al buio, per raggiungere un tablao di flamenco in cima al mondo. Nascosti in un giardino fiabesco, abbiamo cenato, bevuto e assistito a un languido spettacolo di voci e danza. Indimenticabile e romanticissimo.

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