ROMA CAPUT MUNDI

Lo so che a leggere le cronache, ascoltare i TG o anche solo gli amici romani, la città eterna appare in tragica decadenza. E probabilmente basterebbe una permanenza in città più lunga di 48 ore per verificarlo. Tant’è che la mia toccata e fuga romana, non ha raggiunto nemmeno le 48 ore. E per me Roma è spaziale. Sarà che era un viaggio di lavoro e quindi ogni minuto rubato è una vacanza, sarà che la tensione di tenere una lezione alla Sapienza, mi ha obnubilato, ma io sono stata in paradiso. Quel che di Roma colpisce è la luce calda e dorata dell’ottobarata, che quest’anno è un’apoteosi a 25°. E poi c’è quell’atmosfera dalla lenta mollezza da salotto della “Grande bellezza” in cui appaiono e scompaiono i Jep Gambardella con la loro cadenza fatta di consonanti stondate.

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L’ORTO BOTANICO DELL’ISOLA MADRE

Stop over sul lago Maggiore per il consueto convegno in quel di Baveno. Se il paese prospetta ben pochi motivi per visitarlo, le isole Borromee, sono invece molto più attraenti, complice anche la navigazione sul lago, chebha sempre il suo fascino, specialmente sul motoscafo di legno. A questo giro ci siamo fermati a visitare l’orto botanico del piccolo isolotto, noto come isola Madre, dove si trova anche un palazzo, che è stato a lungo adibito a tenuta di caccia. Il giardino vale da solo il prezzo del biglietto, perchè il palazzetto, invece, sembra essere stato riempito con quel che avanzava di mobilio e suppllettili. Le parti più carine sono alcuni corridoi, il teatro delle marionette, disegnato da uno scenografo della Scala di di Milano e l’ultima stanza con begli affreschi floreali. Il resto … transeat. Il giadino invece, oltre a piante rare, importanti aree fiorite, custodisce anche diverse specie di volatili, tra cui immancabili pavoni e galline dal piumaggio immacolato e soffice, di cui non ricordo razza nè provenienza.

ALTOSALENTO, DOVE GLI ANNI 50 RUGGISCONO ANCORA

L’Altosalento, come forse altre zone della Puglia, mantiene invariato quel fascino retrò, un po’ anni 50 che, a Milano, si ritrova ormai solo in piccole sacche, che ancora resistono all’avvento del design, come il quartiere dell’Ortica. San Vito dei Normanni, che a dispetto del nome evocativo, di antico conserva solo un piccolo centro storico, diverse chiese e un castello, con veri Principi, è un fulgido esempio di questo passato che persiste. Sopravvive nelle botteghe, che vendono la qualunque, nei trattori parcheggiati sotto casa, come fuoriserie fuoriluogo, nel bar del paese dove si ritrovano gli agricoltori per una birra e un baratto di ti-dò-le-melanzane-tu-mi-dai-il-cacioricotta. E si ritrova nelle rezze in legno, all’esterno delle porte di casa, che mantengono il fresco e riparano dal sole e nelle signore d’antan che sgranano orecchiette sulla strada. E poi ci sono certi vecchi lidi, con le grandi cabine, che a pranzo si trasformano in improvvisate cucine, da cui si estraggono tavoli per 10 commensali e cibo a profusione.

ALTOSALENTO, L’ALTRA PUGLIA, L’ALTRO MARE

In Altosalento è differente. Stretto tra la Val d’Itria e la città di Brindisi, non è la sovraffollata Gallipoli con la sua vita sociale e le spiagge caraibiche affacciate sullo Ionio. È piuttosto la terra delle albe rosa (che il tramonto c’è ma non sul mare) dell’ Adriatico turchese e ventoso. Oltre alla riserva naturale di Torre Guaceto, ormai abbastanza nota, ci sono altri spettacoli naturali come le falesie di Apani e le dune di Specchiolla. In entrambi i casi la natura la fa da padrona e mare, vento e spiaggia sono ancora selvaggi. Se ad Apani il mare ha eroso la piccola landa sabbiosa, sotto le imponenti falesie battute dai venti, a Spacchiolla, nel lato non civilizzato le dune di sabbia invadono e ricoprono la carreggiata.

LECCE, ANIMA BAROCCA

Che potrei dire su Lecce che già non sia arcinoto? Il barocco leccese incanta la vista, anche con la folla agostana di flip flop e cappelli di paglia. Pur essendo una città piccola, che si può vedere in una manciata di ore, presenta diverse chiese e piazze degne di nota, un castello e un anfiteatro romano in ottimo stato di conservazione, con una programmazione che alterna l’opera ai concerti. Ci sono capitata in una giornata ventosa, che ha reso la visita gradevole e poco faticosa. Un’esposizione di antiquariato con pezzi interessanti è stato un piacevole diversivo tra una chiesa e un palazzo. A pranzo una frisa o una puccia, in uno degli innumerevoli localini del centro, per chiudere il caffè in ghiacco leccese, e di nuovo in macchina, verso la campagna.

COUNTRYLIFE IN ALTO SALENTO

Per staccare dalla routine “solo mare” la seconda parte di agosto l’ho passata in Puglia, in Alto Salento, ma ho scelto l’opzione campagna. Approfittando della scelta di vita del mio fidanzato, che nel suo terreno produce olio evo, pomodori da salsa, peperoncini, barattiere e melanzane, ho provato l’ebbrezza della vita agreste. Il relax è assicurato, si vive praticamenete sempre all’esterno, si mangia ció che produce l’orto e si gode anche dell’escursione termica serale, che s fine agosto, significa cachemirino dopo cena. La vita scorre lenta in campagna e il mio fidanzato dice sempre che si vivono tre vite in una, perchè oltre alla campagna, in pochi minuti di macchina di arriva sulle spiagge di Specchiolla, Torre Guaceto e Apani e poi si può andare a cena in deliziosi paesini barocchi come Ostuni o Ceglie Messapica.

NEL SILENZIO DI CALA D’AMBRA

Settimana di ferragosto, La Cinta è peggio di Riccione dei tempi d’oro, nemmeno mezzo metro per stendere il fouta. In questo scenario apocalittico, trovo il modo di vincere la pigrizia della comoda station wagon di mia soreĺla. Prendo il trenino Teodorino che va alle spiagge e mi trascino di buon mattino a Cala d’Ambra. È quasi deserta, raccolta. Duenpiccole baie sono delimitate da rocce erose che formano piccole piscine di acqua trasparente. Peccato che i fondali siano sassosi dopo l’ultima mareggiata. Stendo il mio telo a 1 metro dall’acqua. E con ilmpassare delle ore noto che la spiaggia non si riempie più di tanto e rimane avvolta in un silenzio, che fa riecheggiare solo la risacca del mare. Pace infinita e acqua azzurra e fresca. Alle spalle la machia mediterranea selvaggia. Verso metà pomeriggio decido di riprendere il trenino alla volta della Cinta. Rimini si è trasferita qui. Breve storia triste.