CASA DE PILATOS. LA LEGGENDA DI SIVIGLIA

E anche la casa de Pilatos è un grande esempio architettonico sivigliano del XV secolo. Non le si rende sufficiente giustizia, è meno nota di altri monumenti cittadini, quindi si rischia di perderla per strada. Di tralasciarla, magari per oziare in qualche taverna con una copa di vino tinto in mano.

Residenza del giovane marchese di Tarifa, prende il nome da una serie di mistificazioni attuate dallo stesso padrone di casa, che si adoperò per far credere ai concittadini che, tra la casa di Ponzio Pilato e il Monte Golgota, intercorreva la stessa distanza che separava la propria dimora dal santuario della Croce di Campo. In pratica si diffuse la leggenda che questa fosse una copia della casa del pretore romano. E quindi casa de Pilatos. Il portone arriva da Genova a metà del 1500, la balconata rinascimentale dal Borneo e il cortile centrale è adornato dall’immancabile fontana. Una scalinata piastrellata collega i due piani dell’edificio, che all’interno conserva dipinti di grande valore: una Pietà di Sebastiano dal Piombo e una Tauromachia di Goya.

REAL ALCAZAR DE SEVILLA

Da non perdere a Siviglia. Patrimonio dell’Unesco.

Il Real Alcazar de Sevilla ha origini romane e una storia assai intricata che passa attraverso la dominazione araba, quando assume un ruolo culturale, lo sviluppo del porto fluviale sul Guadalquivir e dei commerci, fino ad assumere il ruolo di sede del governo. E’ uno dei più antichi palazzi al mondo.

Sotto il profilo architettonico, nel corso dei secoli, si sono aggiunti in un perfetto mix and match edifici di stili diversi, dal moresco al romanico, che convivono in un trionfo di maioliche, azulejos, giardini e fontane. Ci si perde negli aranceti e ci si fa guidare dal profumo del mirto, con gli occhi pieni dei colori delle maioliche delle sue scalinate.

Si trova nella Colegiata del Salvador. La visita, che è possibile e consigliabile effettuare anche in notturna, richiede alcune ore, data la dimensione della struttura con i numerosi palazzi e giardini.

Patio de Banderas, s/n. 41004 – Sevilla

LA SEVILLANA, COLONNA SONORA ANDALUSA

Tra le cose imperdibili a Siviglia c’è sicuramente uno spettacolo autentico di sevillana, a cui assistere in uno dei tipici Tablao. Se proprio si vuol, strafare, esiste anche l’opzione 2: prendere lezioni. La città è disseminata di scuole.

Passeggiando da Santa Cruz verso il centro storico e la cattedrale, la via più breve è attraverso uno stretto passaggio, su cui si aprono cortili magnifici e lussureggianti. In uno di questi spostamenti, noto un cortiletto che pubblicizzava uno spettacolo di sevillana per la sera successiva. Acquisto subito i biglietti e la sera dopo mi godo uno spettacolo incredibile, con un’atmosfera unica. Solo poche sedie sistemate in circolo nel piccolo cortile, tra maioliche, fiori e piante. E poi esistono solo le voci profonde, strascicate, melanconiche e strazianti dei cantanti e il risuonare dei tacchi e lo schioccare della mani della ballerina e poi, poi le stelle sopra di noi.

Piccolo consiglio: se ci si ferma pochi giorni, è imperante acquistare subito i biglietti per gli spettacoli di sevillana. I tablao più belli e autentici sono sempre molto piccoli.

OPERA HOUSE ALL INCLUSIVE

È tradizione per la mia famiglia passare un week end prenatalizio in una capitale europea, per lo shopping di Natale. Qualche volta abbiamo comperato anche I regali, ma può spesso ci accontentiamo si acquistare qualche nuovo addobbo per l’albero di Natale. La tradizione comprende anche di passare una serata a teatro, per il balletto di Natale, un musical o un’opera.
L‘Opera house di Oslo è una costruzione in marmo e acciaio bianchi e vetro. Opera avveniristica costruita a bordo mare, a rappresentare una sorta di icesberg. L’interno invece è bianco e legno naturale, dai soffitti infiniti. È dotato di due palcoscenici e un ristorante nel foyer. Ottima cucina con ricette tradizionali rivisitate.
Lo spettacolo è un musical con balletti, jingle natalizi e un testo allegorico e metaforico sul Natale, scritto da un drammaturgo giusto un attimo disturbato. Comunque le due ore volano e la cena è stata deliziosa.

FORTEZZA DI OSLO

 

 

 

 

Si staglia lungo la costa, a sinistra di Aker Brygge, la fortezza medievale cittadina. Si tratta di una serie di antiche case in mattoni rossi, con rare e piccole finestre e con tetti molto spioventi, cosi costruite per ragioni climatiche. Arrampicandosi sulla collinetta e superando vari edifici si arriva al corpo centrale, con torre e cortile interno. All’esterno è protetto da un portone e un fossato, oggi asciutto. All’imbrunire, con il vento che ti sferza e i vialetti stretti di pietra, l’atmosfera si fa sempre più magica e ti aspetti di vedere dame  e cavalieri in singolar tenzone.

VICHINGHI E JULEDMARKED

 

Partenza per la penisola di Bygdøy per raggiungere il museo che ospita due navi vichinghe praticamente intatte. Autobus n. 30, con la tessera residenti che mi ha regalato l’amico Tomo che vive a Oslo. L’autobus è strapieno e il viaggio molto più lungo del previsto. Sarà che pigiati come aringhe tutto sembra interminabile. Riesco a godermi molto poco il paesaggio a causa della scomodità, ma arrivando quasi alla zona dei musei, ci troviamo anche in coda.il rallentamento permette di godersi il paesaggio che si è fatto molto campestre. Noto prima una fattoria, dove si fermano alcune auto e intorno le tipihe casette in legno, colorate e poggiate su pali. Una signora norvegese, che vive a Oslo, ma è di Bergen, mi spiega che si tratta della casa di campagna della casa reale. In pratica una vera fattoria, di proprietà dei sovrani. Poco dopo si appresta a scendere e mi racconta che va al tradizionale juledmarked, il mercato di Natale.  Io proseguo per il museo Vichingo, ma so che al ritorno farò una puntatina al mercato.
Le navi vichinghe sono imponenti, nere, con la chiglia bassa e piatta. Navigavano a remi come a vela, portando i Vichinghi giù verso le cose inglesi e francesi per le loro scorribande violente e le razzie. Il ritrovamento è stato possibile grazie all’usanza di seppellire il capitano con tutta la sua nave. Delle ignobili gesta vichinghe apprendo al telefono dal mio fidanzato, che mi fatto un riassunto delle puntate precedenti via whatsapp call. Con la testa piena di avventure barbare, mi fermo all’ingresso dello Juledmarked. L’ingresso è di 100 corone. Scopro che il mercato viene allestito all’interno del museo del folklore. Si cammina in un antico villaggio con la case costruite con enormi e massicci tronchi. Nel bel mezzo di questo villaggio iniziano a spuntare le bancarelle di dolci tradizionali, di addobbi natalizi e maglioni e cuffie di lana grossa ruvida. Si sentono i bambini intonare i canti natalizi e la banda suonare. Il Natale quando arriva, arriva. Atmosfera fantastica.

UN MUSEO SULL’OCEANO

 

Astrop Fearnley Museet. Solo per l’architettura di legno e vetro sospesa come una palafitta sull’Oceano, merita la passeggiata fino alla fine di Aker Brygge, quartiere di recente costruzione sul fiordo di Oslo. Strano… È realizzato da Renzo Piano. È il quartiere dei localini e ristorantini, vive durante l’intera giornata, ma secondo me, almeno in inverno dà il meglio di sè nel tardo pomeriggio sera, quando si anima a dismisura. Qui in un tapas bar ho cenato con gli amici Giapponesi che vivono a Oslo, Tomo e Aya. Il posto si chiama Delicatessen e si trova all’inizio di Aker Brygge, nella parallela che. On dà direttamente sul mare. Per me, Aker Brygge il quartiere più bello da vivere in ogni stagione.
Tornando al museo, ospita mostre temporanee, come quella dedicata all’arte contemporanea statunitense che ho visto io. Erano esposte opere di Damien Hirst e Jeff Koons.