FONDAZIONE MIUCCIA.

Domenica visita canonica e irrinunciabile alla Fondazione Prada. C’è poco da dire, se non che è il posto più bello di Milano e forse al momento potrebbe far concorrenza anche a  NYC. Recupero, ristrutturazione, progetto architettonico, scelta di materiali innovativi unici, concept culturale, qualità degli artisti in mostra, tutto è perfetto. C’è anche un bar progettato dal regista Wes Anderson e un cinema, in cui saranno proiettate restrospettive. Tutto è perfetto, perfino la posizione. Da casa mia raggiungibile in 20 min a piedi, sebbene non sia consigliabile. La zona è un po- HIC SUNT LEONES. Ma questo nuovo spazio non può che riqualificarla e farla crescere in un baleno. Miucccia ultimamente fa delle scarpe orrende, ma per cultura n.1. Quel che succede nel mondo, succede prima a Milano.
image

image

image
image

image

image

image

GUINNESS basta la parola

Domenica mattina, sveglia presto e via verso lo stabilimento storico delle Guinness. Forse la cosa che più mi ha suggestionato di Dublino. Anche più Trinity College. Blasfema lo so. Ma onesta. Arrivare al mattino presto con le strade ancora silenziose e deserte ed entrare in questo ottocentesco stabilimento mi ha riportato nell’atmosfera dell’Irlanda dei film. Poi l’interno è  un percorso didascalico abbastanza coinvolgente, nonostante l’argomento non esaltante. Insomma produrre birra non è come ricamare a mano un abito sartoriale del maestro (Valentino ndr).
Al termine del percorso, nel bar panoramico tuttondi verro, posto all’ultimo piano ti offrono ettolitri di Guinness. Mai e poi mai avrei pensato di bere birra scura alle 11 del mattino. Eppure si. È andata cosi.

image

OFELÈ FA EL TO MESTÉ.

Per i non meneghini, significa qualcosa tipo: pasticcere fa il tuo mestiere. Fuor di metafora, quando le cose non le sai…. ahi ahi ahi… e infatti. La delusione è cocente. Finisco ora una lunga chiacchiera con un amico regista. Oggi è giornata di intuizioni. Una delle mie solite, quelle intuizioni che sono solo guizzi, flash insomma idee così, tutte da pensare e sviluppare. In questo momento il lavoro mi sta dando delle soddisfazioni. Faccio cose che mi piacciono e sono nelle mie corde. Scrivo. Scrivo tantissimo. E invento eventi. Ecco sto progettando qualcosa per il fuorisalone. L’idea di un docu-film un viaggio nel mondo del packaging, magari partendo dalle opinioni dei designer e della gente. Un’idea senza svolgimento per ora. Il regista l’avrei. Cioè pensavo. Poi ho sbattuto il muso sulla professionalità. Su quello che non so. Quello che non so fare. E sul budget. Quello si che è stato un gancio. KO tecnico. Va beh dai, domani è un altro giorno e un altro viaggio.

METTI CHE TI SVEGLI COL CIELO GRIGIO A CHIAVARI

Non resta che far colazione fuori, con golf, pila di Vanity arretrati e kway (stavolta uso il mio verde di Prada, non l’orrida mantella da monsone). Il bar centrale, in piazza del mercato fa un buon cappuccino e delle sfoglie con la crema pasticcera che ti fanno dimenticare per un attimo il cielo nero. Un irrinunciabile giro da Zorzi per un po’ di shopping imprevisto e la sera un film al cinema in carrugio. Io vado sempre al Mignon. Mai visto un cinema più vecchio, però la programmazione è eccellente.
Qualcosa da fare si trova.
Poi il cielo ti sorprende, si alza il vento, le nubi corrono alte e il sole splende. E allora cambi programma e subito spiaggia

image

image

AVEVO UNA FATTORIA IN AFRICA. NAIROBI

Karen Blixen. Rileggere “La mia Africa” prima di partire, me ne devo ricordare. Un altro viaggio pieno di reminescenze coloniali. Quell’atmosfera che respiravano i viaggiatori dell’ottocento, quando un viaggio era una vera avventura e un’impresa, quando c’erano i viaggiatori e non i turisti, quando Louis Viitton inventava il baule piatto, che poteva essere sovrapposto e quindi  adatto ai viaggi.
Non so perché  io subisca tanto il fascino di queste storie. E poi in questo viaggio c’è  un che di cabbalistico. Me lo sono chiamato… ogni volta che si parla di viaggi io dico che vorrei tornare in Africa. La mia Africa.