PETISCOS, PORTO E BACALAO

La cucina di Porto è piuttosto curata. Sebbene la specialità della città sia un panino mortifero chiamato Francesinha, ci sino moltissimi locali di nuova concezione, in alternstiva alle tradizonali taverne, in po’ lugubri. La cucina è sempre quella della tradizione, con il bacalao che la vince su tutto, ma le ricette sono attualizzate e rivisitate. Basta non fermarsi solo a Praca Ribeira, ma addentrarsi nelle stradine laterali, per scovare indirizzi in cui vale la pena ordinare il tableau di formaggi tipici, o le crocchette di baccalà. E per chi vuole qualcosa più dei petiscos, da assaggiare il fritto di pesce, accompagnato da una pentola in ghisa con riso e fagioli.  Per i curiosi con lo stomaco di ferro una francesinha non si nega a nessuno. Pane, manzo ai ferri, prosciutto affumicato, salsiccia, il tutto ricorperto da abbondante formaggio fuso e salsa alla birra a profusione. Insomma è un panino, ma si consuma con coltello e forchetta. 

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IR DE TAPAS A SIVIGLIA

E poi si va per tapas. Sai che novità. In Spagna sempre si va per tapas. Sarà che a me, però, vivere le tradizioni dei paesi che visito piace e molto. Sarà che preferisco spizzicare che mangiare, sarà che una caña non si rifiuta mai e quindi arriba, abajo, en centro y … para dentro!

Perfino banale dire che Siviglia è piena di fantastiche taverne che servono le tipiche tapas, da pan con tomate, al queso manchego, dalle albondigas (senza farsi tradire dall’accento, che cade sulla “o”) al pulpo a la gallega, dal jamon serrano, fino al patanegra e poi le patatas bravas e la tortilla e chi più ne ha più ne mangi! E con il meteo di aprile in Andalucia, mai mi farei mancare il tinto de verano, che si prepara con vino rosso e aranciata. Olè!

Taverna Santa TeresaBodega Santa Cruz sono quelle in cui mi sono fermata più spesso a sgomitare per una copa e un chiupito.

 

ULTIMO CAFFÈ A OSLO

I Norvegesi sono in fissa con il caffè. Lo bevono a ettolitri in qualunque momento. Prima di partire mi sono fermata per un’ultima tazza fumante da W. B. Sanson, in Karl Johans Gate. Posto delizioso, con dolci enormi e super farciti. Vale la pena una sosta. Il pasticcere, dietro una vetrata, in fondo al piccolo locale di legno chiaro e piastrelle bianche, impasta e informa senza sosta biscotti e torte, brioche e plumcake.

NATALE IN CASA….. JOHANS

 

 

 

Il periodo natalizio è uno dei più vivaci in Norvegia. Dal 1°dicembre è tradizione uscire a festeggiare con gli amici e i colleghi di lavoro. Il che traduce in un’impresa, una cosa normale come uscire a cena. I ristoranti sono sempre fully booked e trovare posto in quelli che si preferiscono è difficilissimo e richiede una gran pazienza. In compenso c’è una gran allegria ovunque. Tutti propongono il Xmas plate. È un misto di pancetta arrosto, wurtel, polpette di manzo, patate e cavolo rosso stufato.  Il tutto innaffiato da una speciale birra di Natale, dal colore ambrato e il gusto delicato, non amaro. Ne servono a due gradazioni: 4.5 e 8. Tra i piatti tipici che servono in qualunque ristorante, si trova un ottimo merluzzo con le solite garniture di cavolo rosso, patate e senape dolce.  Non manca mai nemmeno il salmone marinato all’aneto, servito con il pane nero e burro salato. Tra i dolci biscotti e torte allo zenzero.

MATHALLEN OH YES. VULKAN

 

 

 

 

 

 

 

 

A qualche km dal centro, vicino al fiume si trova un quartiere operaio riqualificato, o quasi. Per raggiungerlo a piedi ho dovuto chiedere a diverse persone, segno che non è poi così conosciuto. Di bello lungo la strada ho visto un piccolo agglomerato di casette colorate di tipica architettura norvegese. Un paio di queste trasformate in ristorantini. A circa 1 km sorge un’area definita Vulkan. Oltre a un hotel (PS:Hotell) vi si trovano alcuni negozi e il mercato di Mathallen. È un edificio al cui interno si trova la migliore offerta gastronomica di Oslo sia come ingredienti, che come piccoli localini in cui pranzare. Valeva l’impervia trasferta. Ma è distante da ogni altra cosa da vedere e il quartiere abbastanza squallido. Non alloggerei a Vulkan.

AKER BRYGGE

 

Fermata del tram e bus Radhaus. Ma dal centro storico, da Karl Johans Gate si raggiunge a piedi in meno di 10 min. È appena dietro il Municipio (orribile mausoleo in mattoni rossi). Da qui si parte per la penisola di Bygdøy, dove si trova la maggior parte dei musei di Oslo, quelli più caratteristici, come il Fram Museet o il Viking ship musum.
Da qui partono anche i Ferry boat per il fiordo o per Bygdøy. Da qui parte anche la vita notturna più chic e lo shopping di design. Il resto è noia. Il tipico design norvegese si trova anche a House of Oslo, a pochi passi da Aker Brygge.
En passant è uno dei luoghi per eccellenza per uscire la sera. Il bistrot Louise è ottimo per il pesce, si fa la coda per un tavolo al tapas bar Delicatessen (molto buono, ma non fanno il pulpo a la gallega) epoi ci sono una serie di chiccosissimi negozi giusto di fianco. Imperdibili.

UN MUSEO SULL’OCEANO

 

Astrop Fearnley Museet. Solo per l’architettura di legno e vetro sospesa come una palafitta sull’Oceano, merita la passeggiata fino alla fine di Aker Brygge, quartiere di recente costruzione sul fiordo di Oslo. Strano… È realizzato da Renzo Piano. È il quartiere dei localini e ristorantini, vive durante l’intera giornata, ma secondo me, almeno in inverno dà il meglio di sè nel tardo pomeriggio sera, quando si anima a dismisura. Qui in un tapas bar ho cenato con gli amici Giapponesi che vivono a Oslo, Tomo e Aya. Il posto si chiama Delicatessen e si trova all’inizio di Aker Brygge, nella parallela che. On dà direttamente sul mare. Per me, Aker Brygge il quartiere più bello da vivere in ogni stagione.
Tornando al museo, ospita mostre temporanee, come quella dedicata all’arte contemporanea statunitense che ho visto io. Erano esposte opere di Damien Hirst e Jeff Koons.