AKER BRYGGE

 

Fermata del tram e bus Radhaus. Ma dal centro storico, da Karl Johans Gate si raggiunge a piedi in meno di 10 min. È appena dietro il Municipio (orribile mausoleo in mattoni rossi). Da qui si parte per la penisola di Bygdøy, dove si trova la maggior parte dei musei di Oslo, quelli più caratteristici, come il Fram Museet o il Viking ship musum.
Da qui partono anche i Ferry boat per il fiordo o per Bygdøy. Da qui parte anche la vita notturna più chic e lo shopping di design. Il resto è noia. Il tipico design norvegese si trova anche a House of Oslo, a pochi passi da Aker Brygge.
En passant è uno dei luoghi per eccellenza per uscire la sera. Il bistrot Louise è ottimo per il pesce, si fa la coda per un tavolo al tapas bar Delicatessen (molto buono, ma non fanno il pulpo a la gallega) epoi ci sono una serie di chiccosissimi negozi giusto di fianco. Imperdibili.

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UN MUSEO SULL’OCEANO

 

Astrop Fearnley Museet. Solo per l’architettura di legno e vetro sospesa come una palafitta sull’Oceano, merita la passeggiata fino alla fine di Aker Brygge, quartiere di recente costruzione sul fiordo di Oslo. Strano… È realizzato da Renzo Piano. È il quartiere dei localini e ristorantini, vive durante l’intera giornata, ma secondo me, almeno in inverno dà il meglio di sè nel tardo pomeriggio sera, quando si anima a dismisura. Qui in un tapas bar ho cenato con gli amici Giapponesi che vivono a Oslo, Tomo e Aya. Il posto si chiama Delicatessen e si trova all’inizio di Aker Brygge, nella parallela che. On dà direttamente sul mare. Per me, Aker Brygge il quartiere più bello da vivere in ogni stagione.
Tornando al museo, ospita mostre temporanee, come quella dedicata all’arte contemporanea statunitense che ho visto io. Erano esposte opere di Damien Hirst e Jeff Koons.

NOVEMBRE A MILANO E LO SHOPPING SEGRETO DELLE FASHION ADDICTED

Eh si. A Milano esiste anche questo canale, semi segreto, che serpeggia in un passaparola via e-mail, per lo shopping più up-to-date, bypassando la capsule collection low cost, per cui si accapigliano “tutte le altre”. A patto di entrare in una taglia 40… dai anche 42 a volte. E’ tutta una questione di avere amici nel giro della moda, delle pierre e showroom e, soprattutto, fashion editor, ultime ma proprio non ultime, perché si aggiudicano il bottino migliore.
La stanzialità ha anche questi effetti collaterali. Ti butti sullo shopping, sebbene la cabina armadio sia ormai raddoppiata da tempo e la carta di credito in caduta libera.
Tra i vari inviti arrivati da amici – e amici di amici – uno in particolare mi ha svoltato la giornata. E’ quello di Silvia Boselli. Un sorriso luminoso, gli occhi da cerbiatto e le mani da artigiana del lusso. E’ una sognatrice questa Silvia, di quelle che emigrano per ragioni di cuore. E un piccolo grande sogno sono le sue clutch di pitone colorate. Un must have che dura nel tempo. Cavalca la moda ma non si fa travolgere, diventa iconico.

MADEIRA E PORTO SANTO.

Madeira e Porto Santo due puntini nell’Oceano, territori portoghesi vicini alle coste marocchine, spazzati dai venti a lambiti dalla corrente del Golfo. Solo poche ora di volo per raggiungere questi paradisi di silenzio e natura allo stato puro. Eppure è un viaggio complicato. L’idea iniziale era di volare da Milano su Porto, restarvi 3 giorni, quindi raggiungere Madeira e fermarmi 2 o 3 giorni, giusto il tempo per godermi la vita notturna di Funchal, girare l’isola, vedere le spiagge a nord, dove vanno i surfisti, affacciarmi al cratere del vulcano e magari passare un giorno nella splendida beauty farm sui monti, poi via in traghetto fino a Porto Santo e lì qualche meritato giorno di mare. Poi di nuovo sulla terraferma via Funchal e magari Lisbona, che ho molto amato. Viaggio impossibile. Coincidenze inesistenti, voli carissimi. A Funchal si va solo via Lisbona. No way. Cambio di programma, volo diretto con <strong>Neos Air su Porto Santo e da lì tutto da inventare. Sicuramente un tour a Madeira possibilmente via mare e per il resto passeggiate in spiaggia, sole, bagni e talassoterapia. A Porto andrò un’altra volta.
Il meteo nelle isole di Madeira e Porto Santo è molto clemente, sembra. In agosto pioggia al massimo un giorno, temperatura di circa 27 gradi, con notevole escursione termica la sera. Vento e mare calmo e tiepido a sud, può mosso al nord. La valigia è facile e soprattutto piccola.
Sneakers per correre e passeggiare sulla spiaggia, bikini a pioggia, fouta, camicine e shorts e quei vestitini bianchi fatti di nulla, cotone e lino leggerissimi. Sandali bassi e borsone di Vanessa Bruno che va bene per la spiaggia e per le gite. Foulard per il vento. Il panama giusto per andare a visitare Vila Baleira, il capoluogo dell’isola.
E forse un abito lungo che la sera è sempre bello. E maglie a righe di cotone per l’aria frizzantina della sera. Per il viaggio un boyfriend jeans e la mia Keepall.

SENIGALLIA. MARCHE

Il giro di Senigallia è dal lungomare di fronte al ponte. Poi il centro storico con qualche negozio grazioso, la piazza e la Chiesa. Sul limitare del centro diversi baretti per aperitivi. Gradevole l’architettura dei palazzi storici in mattoni. Poi via verso la Rotonda sul mare. .

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CON DESTINO SANT JOSEP

La Isla blanca riserva sempre qualche piccola scoperta. Il paesino di Sant Josep de sa Talaia, nel sud dell’isola, è un microscopico agglomerato di edifici bianchi, una strada principale, una paio di localini deliziosi e sovraffollati, 2 o 3 negozietti – in cui qualcosa riesci sicuramente a comprare – e una chiesa semplice, spoglia, ma che mette una tranquillità imponente a guardarla, lì immobile e sonnolenta. Quella Chiesa, risalente al 1727, è proprio l’icona del sud spagnolo, quello da film.
Il paesino ha comunque la sua movida da mane a noche. Al mattino e durante la giornata una fermata al Racò Verd è quasi un obbligo morale, dalla colazione in giù qualche genere di conforto te lo offre sempre, in particolare il batido di banana. E’ di un inglese, di quelli che hanno deciso di cambiar vita e aprire “un chiringuito sulla spiaggia” più o meno. Salvo che, da ultimo gossip, pare voglia vendere baracca e burattini. Chissà se ha guadagnato il suo primo milione di sterline e adesso si godrà il chiringuito di qualche altro fuggiasco dalla frenesia metropolitana.
C’è poi il Destino per le tapas. Destinazione o fato? Secondo me destinazione: è lì che devi andare. Salvo che poi ci si mette il fato… infatti anche a giugno è sempre pieno, che se cerchi un tavolo alle 11 di mattina per le 22 del giorno stesso, la cameriera, con una smorfia desesperada, ti fa notare che avresti dovuto chiamare almeno ieri. Almeno. Tanto per dire che, a questo giro, il Destino, non era il mio destino. Ma siccome me lo ricordo ancora dal viaggio precedente di due anni fa, resta un indirizzo cult.

L’ARTE CHEZ LOUIS VUITTON, A VENEZIA

Da un paio di anni ha aperto una Fondation Culturel Louis Vuitton anche a Venezia. L’impegno è quello di restaurare delle.opere deteriorate d tempo e metterle in comunicazione con opere di artisti contmeporanei.
Quest’anno si tratta di lunette di Francesco Hayez raffiguranti divinità acquatiche e i 4 continenti allora conosciuti. L’opera co temporanea è stata commissionata a Tilo Schultz. Si tratta di due grandi cerchi che simboleggiano la terra. Un lato è in specchio, che riflette l’opera di Hayez.
Gentili le hostess che spiegano l’opera. Da vedere.

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