METTI UNA DOMENICA A MILANO

Già metti una domenica a Milano. Di quelle domeniche che si profilano noiose, di quelle che non hai niente all’orizzone. E poi la vita ti svolta così nemmeno hai capito come e scopri che la tua città, che Milano che proprio non è una città da wek end, figuriamoci in estate, ti svela una delle sue anime segrete, come i suoi cortili. Finisce che mi faccio invotare a un pic nic italo-giapponese al parco di porta venezia. 

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PETISCOS, PORTO E BACALAO

La cucina di Porto è piuttosto curata. Sebbene la specialità della città sia un panino mortifero chiamato Francesinha, ci sino moltissimi locali di nuova concezione, in alternstiva alle tradizonali taverne, in po’ lugubri. La cucina è sempre quella della tradizione, con il bacalao che la vince su tutto, ma le ricette sono attualizzate e rivisitate. Basta non fermarsi solo a Praca Ribeira, ma addentrarsi nelle stradine laterali, per scovare indirizzi in cui vale la pena ordinare il tableau di formaggi tipici, o le crocchette di baccalà. E per chi vuole qualcosa più dei petiscos, da assaggiare il fritto di pesce, accompagnato da una pentola in ghisa con riso e fagioli.  Per i curiosi con lo stomaco di ferro una francesinha non si nega a nessuno. Pane, manzo ai ferri, prosciutto affumicato, salsiccia, il tutto ricorperto da abbondante formaggio fuso e salsa alla birra a profusione. Insomma è un panino, ma si consuma con coltello e forchetta. 

A PORTO LUNGO IL DOURO

Lungo im Douro ci portano il vino, si svolge la vita sociale di Porto, ma ha anche una sua valenza più turistica. È possibile vederne le sponde, navigando sui vecchi barconi in legno con il naso per aria. Non solo acqua, ma anche moderna architettura. 7 sono i ponti antichi e futuribili che attraversano il fiume. Percorrendone la sponda sul tram della linea 1 è anche possibile arrivare fino alle spiagge cittadine. Il vecchio tram ha un grandissimo fascino storico, ma è sovraffollato e il biglietto costa 3 euro a tratta. Tuttavia, se si riesce a sedersi, è possibile ammirare questo tratto del quartiere e del fiume, con un percorso di circa 20/25 minuti. 

AJMAN SARAY LUXURY COLLECTION

Da Dubai e dagli altri Emirati, cosi leggo su un noto blog, una delle mete per un weekend.end fuori porta è il.piccolo emirato di Ajman. Situato lungo la costa, si affaccia sul Golfo Persico in un tratto in cui l’acqua è verde. Sarebbe verde, se il sole riuscisse a bucare la cortina di caldo che lo rende sempre velato. Almeno in estate. Il primo lussuoso resort è l’Ajman Saray Luxury collection. Di recente sono stati ultimati anche un Kempisky e u.o Sheraton. 

Esperienza all’Ajman Saray voto 10. Cortesia e sorrisi del personale sempre e comunque. Acqua in bottiglia offerta senza limiti in camera e sulla spiaggia.

Il ristorante Vita, con annesso bar, è funzionante 24h/24. La cucina è varia e di eccellente qualità. Cotture perfette di carni e pesce e sapori arabi autentici e molto delicati. Hummus da urlo. 

Dulcis in fundo, l’Ajman Saray offre una navetta gratuita con guida per visitare i dintorni, dal museo di Amman, a  Sharia, fino a Dubai Mall e tour della città. All free of charge, ma molto molto di charme.

FERIA DE ABRIL A SIVIGLIA

Se si ha la fortuna di capitare a Siviglia durante la Feria di Abril, si assiste a una tradizione ancora molto radicata in città. In realtà è quasi impossibile trovare posto in città e le quotazioni degli hotel schizzano alle stelle, come dei terra-aria impazziti. Si tiene circa 2 settimane dopo la settimana santa. Si inaugura il lunedì a mezzanotte con l’accensione di migliaia di luci e termine a mezzanotte di domenica con fuochi d’artificio.

Da ogni parte della città ci si affretta a prendere posto per fissare le grandi tende in cui la gente vivrà durante questo evento. I negozi di abiti tradizionali, pettini per capelli, calzature e quant’altro, vivono di vita propria in un turbinio di acquisti sconsiderati in cui ovviamente mi sono fatta tirar dentro, seppure acquistando solo fermagli e pettini per capelli e anche qualche ventaglio.

P L A Z A D E T O R O S. SIVIGLIA

Posso dire che Plaza de Toros è ciò che più mi ha emozionato di Siviglia?

[Odio la corrida. La detesto e la depreco. E’ una barbarie e mai, mai nella vita, andrò ad assistere a un simile orrore.]

Ciò detto, entrare nell’arena, per quanto mesta e vuota, mi ha suggestionato al punto di ricreare nella mia mente l’atmosfera di Sangre y arena o di Matador. Sarà che la costruzione dell’arena della Real Maestranza de Sevilla è costata oltre un secolo di lavori. Sarà che è la più antica arena di Spagna. La costruzione è iniziata nel 1761 e vi hanno lavorato negli anni diversi architetti di fama. E’ internamente costruita in legno, proveniente dalla collina del Baratillo, su cui è costruita e di particolare pregio è il Palco del Principe (riservato alla famiglia reale), che risale al 1765. Al di sotto si trova un portone in ferro: la Puerta del Principe. Passarvi attraverso è il principale desiderio di qualunque torero. Dietro questa porta si trova anche il Museo di tauromachia. Tra fotografie e cimeli, fa bella mostra di sé il pezzo forte: un magnifico traje de luces, appartenuto al celebre matador Manolete, che si esibì in tutte le principali arene nazionali e internazionali e morì nel 1947, incornato da un toro, in una corrida, in ci toreava anche l’amico Luis Dominguin, che fu fidanzato di Ava Gardner e poi sposò Lucia Bosè. E con il gossip dei toreri chiudo e segnalo che è fortemente consigliata la visita guidata, che molto aiuta a ricreare l’atmosfera suddetta. Olè toro! Olè.

Paseo de Colon, 2 – Siviglia

IR DE TAPAS A SIVIGLIA

E poi si va per tapas. Sai che novità. In Spagna sempre si va per tapas. Sarà che a me, però, vivere le tradizioni dei paesi che visito piace e molto. Sarà che preferisco spizzicare che mangiare, sarà che una caña non si rifiuta mai e quindi arriba, abajo, en centro y … para dentro!

Perfino banale dire che Siviglia è piena di fantastiche taverne che servono le tipiche tapas, da pan con tomate, al queso manchego, dalle albondigas (senza farsi tradire dall’accento, che cade sulla “o”) al pulpo a la gallega, dal jamon serrano, fino al patanegra e poi le patatas bravas e la tortilla e chi più ne ha più ne mangi! E con il meteo di aprile in Andalucia, mai mi farei mancare il tinto de verano, che si prepara con vino rosso e aranciata. Olè!

Taverna Santa TeresaBodega Santa Cruz sono quelle in cui mi sono fermata più spesso a sgomitare per una copa e un chiupito.