LECCE, ANIMA BAROCCA

Che potrei dire su Lecce che già non sia arcinoto? Il barocco leccese incanta la vista, anche con la folla agostana di flip flop e cappelli di paglia. Pur essendo una città piccola, che si può vedere in una manciata di ore, presenta diverse chiese e piazze degne di nota, un castello e un anfiteatro romano in ottimo stato di conservazione, con una programmazione che alterna l’opera ai concerti. Ci sono capitata in una giornata ventosa, che ha reso la visita gradevole e poco faticosa. Un’esposizione di antiquariato con pezzi interessanti è stato un piacevole diversivo tra una chiesa e un palazzo. A pranzo una frisa o una puccia, in uno degli innumerevoli localini del centro, per chiudere il caffè in ghiacco leccese, e di nuovo in macchina, verso la campagna.

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LA SEVILLANA, COLONNA SONORA ANDALUSA

Tra le cose imperdibili a Siviglia c’è sicuramente uno spettacolo autentico di sevillana, a cui assistere in uno dei tipici Tablao. Se proprio si vuol, strafare, esiste anche l’opzione 2: prendere lezioni. La città è disseminata di scuole.

Passeggiando da Santa Cruz verso il centro storico e la cattedrale, la via più breve è attraverso uno stretto passaggio, su cui si aprono cortili magnifici e lussureggianti. In uno di questi spostamenti, noto un cortiletto che pubblicizzava uno spettacolo di sevillana per la sera successiva. Acquisto subito i biglietti e la sera dopo mi godo uno spettacolo incredibile, con un’atmosfera unica. Solo poche sedie sistemate in circolo nel piccolo cortile, tra maioliche, fiori e piante. E poi esistono solo le voci profonde, strascicate, melanconiche e strazianti dei cantanti e il risuonare dei tacchi e lo schioccare della mani della ballerina e poi, poi le stelle sopra di noi.

Piccolo consiglio: se ci si ferma pochi giorni, è imperante acquistare subito i biglietti per gli spettacoli di sevillana. I tablao più belli e autentici sono sempre molto piccoli.

VICHINGHI E JULEDMARKED

 

Partenza per la penisola di Bygdøy per raggiungere il museo che ospita due navi vichinghe praticamente intatte. Autobus n. 30, con la tessera residenti che mi ha regalato l’amico Tomo che vive a Oslo. L’autobus è strapieno e il viaggio molto più lungo del previsto. Sarà che pigiati come aringhe tutto sembra interminabile. Riesco a godermi molto poco il paesaggio a causa della scomodità, ma arrivando quasi alla zona dei musei, ci troviamo anche in coda.il rallentamento permette di godersi il paesaggio che si è fatto molto campestre. Noto prima una fattoria, dove si fermano alcune auto e intorno le tipihe casette in legno, colorate e poggiate su pali. Una signora norvegese, che vive a Oslo, ma è di Bergen, mi spiega che si tratta della casa di campagna della casa reale. In pratica una vera fattoria, di proprietà dei sovrani. Poco dopo si appresta a scendere e mi racconta che va al tradizionale juledmarked, il mercato di Natale.  Io proseguo per il museo Vichingo, ma so che al ritorno farò una puntatina al mercato.
Le navi vichinghe sono imponenti, nere, con la chiglia bassa e piatta. Navigavano a remi come a vela, portando i Vichinghi giù verso le cose inglesi e francesi per le loro scorribande violente e le razzie. Il ritrovamento è stato possibile grazie all’usanza di seppellire il capitano con tutta la sua nave. Delle ignobili gesta vichinghe apprendo al telefono dal mio fidanzato, che mi fatto un riassunto delle puntate precedenti via whatsapp call. Con la testa piena di avventure barbare, mi fermo all’ingresso dello Juledmarked. L’ingresso è di 100 corone. Scopro che il mercato viene allestito all’interno del museo del folklore. Si cammina in un antico villaggio con la case costruite con enormi e massicci tronchi. Nel bel mezzo di questo villaggio iniziano a spuntare le bancarelle di dolci tradizionali, di addobbi natalizi e maglioni e cuffie di lana grossa ruvida. Si sentono i bambini intonare i canti natalizi e la banda suonare. Il Natale quando arriva, arriva. Atmosfera fantastica.

PORTO SANTO IN PILLOLE DI RO.&RO.

Rossana e Roberta, due amiche d’infanzia in viaggio. Le ho incontrate appena arrivata. Abituate a viaggi mozzafiato come la Giordania e la Thailandia, abbastanza giovani da aver voglia di una vita, anche dopo il tramonto, ipercinetiche quanto basta, da non voler perdere un panorama, uno scorcio, una passeggiata.

Insieme siamo state a Madeira e poi abbiamo fatto il giro di Porto Santo. Non paghe delle scarpinate in spiaggia, hanno deciso di andare alla scoperta della vita notturna e non, nascoste dell’isola di Porto Santo.

Ecco cosa hanno scoperto.

PRAIA DO ZIMBRALINHO
Si arriva da una sterrata venendo da Poco de Flores. La.macchina si lascia all’inizio di un sentiero panoramico a picco sul mare. Persone presenti ben 10. Acqua stupenda, di sassi.

TASKAKI lounge bar in Vila Baleira, gestito da ragazzi giovanissimi. Bella musica con dj set e simil bacardi breezer.
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Foto di Rossana Dal Molin

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CALA CONTA. IBIZA

Cala Conta resta una delle mie spiagge. Mi piace la conformazione naturale, il colore delle rocce e la consistenza della sabbia. Il colore del mare l’ho detto? Non serve. Meglio andarci direttamente. Va bene anche per i nostalgici Flower Power. Sul promontorio sovrastante la spiaggia si trova il Sunset Ashram. Musica a palla già alle 3 del pomeriggio. Oooooommmmm ma che vuoi farci è Ibiza baby!
Affacciata su Cala Conta, ma a debita distanza di sicurezza, secondo i rumors dei soliti ben informati, si trova la villa di Abramovich, con acceso al mare e shattle tender.

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POTAFIORI. APERITIVO DALLA CANTAFIORISTA

Succede a Milano. Succede che spre un posto pazzesco un po’ NYC e un po’ Paris. La proprietarie e ideatrice è un’anima bella. Rossa di capelli, riccia e fiorista con voce d’angelo. È una cantafiorista. Nel suo nuovissomo spazio in via Salasco a Milano si comprano fiori o petali nel packaging, si prende un aperitivo semplice ma gourmet sempre  nel packaging, in attesa che arrivi la cucina e che diventi ristorante. Seduta in un tavolino romantico e sorseggio vino bianco. Sottofondo di una canzone brasiliana sublime che viene interrotta dalla voce di Rosalba che si offre di cantare solo per noi. Tripudio del romanticismo. Ecco se mi risposo voglio farlo qui. Trabi fiori e la musica. Succede a Milano.
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#MDW15

Scriveranno e avranno già scritto tutti della Milano Design Week, come è ovvio. È la più bella e ricca manifestazione che abbiamo in Italia, piena di idee e di spunti creativi e anche di fuffa. Ma un evento durante il fuorisalone non si nega nemmeno ai condannati, si sa. Facciamo che io parlo della mia di settimana del design. Del mio viaggio nell’universo del packaging, che è il mondo, il mio lavoro e anche un po’ la mia ossessione. Ho cercato di far emergere il dietro le quinte del packaging, quello che usiamo tutti i giorni, almeno 20 al giorni, dal dentifricio in giù. Abbiamo trattato il packaging come un oggetto di design, mettendo in evidenza con interventi grafici i punti di novità. Bilancio della settimana circa 1000 presenze e oltre 350 alla festa della Brera night, con il food designer Fabrizio Sansoni, Frog (Pravda e Zinc) al bancone del bar e Terry Birardi in console. Abbiamo fatto anche un incontro per i giovani Designer con la food blogger Alice Agnelli, alias A Gipsy in the kitchen, che ha ridisegnato la grafica della cinfeziobe limited edition del grand Marnier e che ha portato le sue celebri madeleines. E poi Ada Brunazzi con la storia del black box e Francesca Meana con la confezione out of the box premiata all’ultimo Cosmopack. Chiedetemi se sono felice. SI, LO SONO.