TEMPLE BAR. THERE’S WHISKEY IN THE JAR

But alas I was mistaken! for Jenny had my pistol and prisoner I was taken…..
La so! Anche questa canzone folk la so. È stato il tormentone di tutto il viaggio, a ogni sosta in un pub, io conoscevo sempre le canzoni che gruppi di musiscisti suonavano dal vivo. Si perchè a Dublino si suona in ogni pub e a ogni ora. Colpa delle mie estati da adolescente Volvo&rucola, passate in Inghilterra.
Il Temple bar resta in assoluto il pub più coinvolgente di tutta la città. Ci sono stata più di una volta e mi sono divertita pazzamente a bere birra e cantare.
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THE DUBLINERS

A questo viaggio in marzo di due anni fa, tengo molto. È stato il secondo viaggio di una serie breve ma intensa e anche l’inzio della fine. Ma quando l’ho fatto, lui si è fatto amare. Si è fatto amare il cielo fatto di sole e nuvole. Si è fatta amare la musica sempre e ovunque. Si è fatta amare la birra. Quella Guinness che non avrei mai
bevuto, se non lì. E poi i pub e gli scones. È Dublino baby!

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POP ISTANBUL. GALATASARAY E BEYOGLU

Il cuore del quartiere pop di Galatasaray è la lunga via pedonale ISTIKAL CADDESI (le s sono con la cidiglia). Mi piace stare nelle zone pop. Di turco non capisco un H. Ma la S con la cidiglia si pronuncia SC, quindi suona tipo ìsctikal caddèsci. Questo per i tassisti, che l’inglese ciao proprio, per dirla alla milanese. Il tassista che mi ha portato dall’aeroporto Hataturk ha capito solo Galatasaray. Quindi ci ha girato intorno 37 volte, senza individuale l’hotel, che peraltro è l’unico edificio bianco e lindo. Poi andando a piedi, mi sono accorta che dall’hotel alla I.C. c’erano poche centinaia di metri e poche svolte. Si passa attraverso tre vicoli, che sono stati recente oggetto di riqualificazione urbana, denominati Tom Tom da parte di un noto studio di giovani architetti. E’ bello abitare in un quartiere pop, dove all’improvviso sbuchi in vicoli recuperati dal degrado, pieni di localini in stile New York bar.

Di fronte all’ingresso di “casa” un antichissimo bagno turco (risalente al XVI secolo circa), un antiquario, nascosto in un garage e locali in acciaio e cristallo, con musica a palla, così come se piovesse.

 

MY LISBONA TOP 10

Numero uno. Essere abbastanza ricchi o abbastanza fortunati da trovare una promo e alloggiare all’Avenida Palace, nel cuore della città

Numero due. Comperare azulejas, le piastrelle azzurre che rivestono le principali palazzine della città.

Numero tre. Salire in tram nella parte alta della città e andare a sentire il fado nei cortili.

Numero quattro. Pasticcini e porto alle cinque del pomeriggio

Numero cinque. Prendere il treno fino Cascais, per fuggire dalla città deserta la domenica mattina.

Numero sei. Percorrere la strada panoramica affacciata sulla spiaggia fino a Estoril.

Numero sette. Addormentarsi al sole cullati dal rumore dell’oceano e farsi sommergere da un’onda anomala. (Quindi tornare a Lisbona salati come il bacalao )

Numero otto. Capitare a Lisbona proprio la domenica della maratona. Se sei un runner, l’atmosfera è impagabile. Anche se sai che tu una maratona non la correrai mai.

Numero nove. Il bacalao. Tutto il resto è noia culinaria, avec sa garniture.

Numero dieci. Ricordarsi di aver seguito un corso di portoghese all’Università, ma non ricordarsi nemmeno una parola della lingua.

MY CUBITA LINDA, QUIERO REGRESSAR UN DìA

Chi cantava queste parole? Era Gloria Estefan. La proprietaria di una delle più lussuose ville della Florida, nonché dell’Hotel Cardozo a Miami Beach. Posto che adoro, la posizione è invidiabile, nel pieno dell’Art Deco District, Ocean view ed ha anche un ristorantino molto apprezzabile, dove assaggiare piatti fusion, con forti influenze latino americane e cubane, il Cardozo Bar&Grill. E con l’atmosfera caraibica e la musica cubana che mi suona ancora nelle orecchie, guardo quel tratto di mare turchese, che mi separa dalla mia prossima meta obbligata. My Cubita linda. Cara Gloria, se allora mi avevano infastidito un po’ le tue parole, che stridevano pesantemente con il lusso sfrenato della tua vita americana, dopo essere stata a Cuba, anche se solo per poco tempo, mi devo molto ricredere e molto rammaricare di averti criticata. Cuba ti ruba il cuore. E ci son ragioni storico-sociali che non avevo considerato e che raramente si capiscono fino in fondo, se non provi a metter piede sul suolo cubano. E se non te le senti raccontare da chi le ha vissute.
Quindi un grazie Felix E. per i tuoi racconti, quelli della tua fuga in barca a vela verso ” Maiami” all’indomani della rivoluzione. Per il tuo assurdo rammarico per le pellicce lasciate da tua madre, per la fretta della fuga. Pellicce? A Cuba? Beh si, è vero. Eravate di origine spagnola e poi faceva status. E per quella tua incontenibile rabbia quando hai visto Fidel Castro sugli spalti, alle Olimpiadi di Barcellona nel ’92. Sul momento ti ho odiato, mi hai fatto perdere la finale maschile del 100 metri. Ma ho conosciuto la faccia reazionaria di Cuba, quella che la rivoluzione ha zittito. E poi ho visto quello che Cuba è diventata. E l’esperienza dell’embargo Usa. Grazie Felix. Ho iniziato con te quel viaggio, anni prima di andarci.

LA MIA SOUTHBEACH TOP TEN

NUMERO UNO. 3rd Street Beach Yoga. Sulla spiaggia di fronte alla 3 Street si tengono lezioni di yoga sulla spiaggia alla mattina alle 7 alla sera alle 17. La partecipazione prevede una donazione volontaria. Portate un telo grande. Questa tradizione è sopravvissuta alla sua fondatrice, Rose, che nel 2008 è andata in India (a cercare sè stessa da buona americana).

NUMERO DUE. La vasca di chele di granchio di Joe’s crab. Con pannocchia arrostita. Preparatevi a una coda kilometrica. Sulla 1 avenue.

NUMERO TRE. il Richmond hotel, piccolo, pulito, in perfetta posizione

NUMERO QUATTRO. Il wifi sulla spiaggia. Questo forse è un ricordo anacronistico, ma mi è caro. Nel mio primo viaggio, me ne ero stupita molto e avevo comperato un net book Asus, bianco perlato, con schermo da 8 pollici. Mi sentivo americana. Qui era il futuro.

NUMERO CINQUE. La M U S I C A. Eh si. Sempre e comunque. Di giorno, di notte.

NUMERO SEI. Il tour guidato dell’Art Deco District. Con spiegazione architettonica annessa. Assicuratevi di conoscere l’inglese molto bene. Io non ho capito nulla dei termini tecnici. Ma ero Italiana, quindi la guida mi portava un reverenziale rispetto, per le architetture del mio paese d’origine. Per proprietà transitiva….

NUMERO SETTE. I Jeans. Da americana (e due). Marchi che qui non conosciamo, non il solito banale Levi’s501. Sempre in saldo. E se non sono in saldo, lamentati del prezzo. Ti faranno lo sconto.

NUMERO OTTO. I neon dell’Art Deco District. Sulle facciate degli edifici in stile, sulle palme. Illuminato a giorno.

NUMERO NOVE. Banana bread a colazione.

NUMERO DIECI. Il vento salato sulla spiaggia.

yoga southbeach

Photo by 3rd Street yoga beach

 

MI AMI MIAMI

E l’inverno (alla buon’ora) sta arrivando. Natale con gli sci d’acqua non mi piace, ma gennaio si! Tra i vari posti papabili per scaldarsi le ossa a metà inverno, resta l’intramontabile Miami. Lo so che è infestata dai calciatori e dalle veline… però – non so perché – forse solo mi piace quell’atmosfera un po’ swing. L’unico dettaglio è forse che svernare a South beach è per ricchi. Il mio periodo preferito resta indiscutibilmente inizio maggio. Lontano dalla settimana pazza di primavera degli studenti Usa, ma con un clima a dir poco perfetto. Non oltre 28 gradi, vento e poca umidità. E il cielo terso, cosa che in estate capita molto poco. E soprattutto cosa non trascurabile, a maggio si fa una settimana (viaggio incluso) con 800 euro, volo e hotel boutique vicino alla spiaggia di Southbeach, Art Deco district.

outfit

miami spiaggia di Southbeach