L’ORTO BOTANICO DELL’ISOLA MADRE

Stop over sul lago Maggiore per il consueto convegno in quel di Baveno. Se il paese prospetta ben pochi motivi per visitarlo, le isole Borromee, sono invece molto più attraenti, complice anche la navigazione sul lago, chebha sempre il suo fascino, specialmente sul motoscafo di legno. A questo giro ci siamo fermati a visitare l’orto botanico del piccolo isolotto, noto come isola Madre, dove si trova anche un palazzo, che è stato a lungo adibito a tenuta di caccia. Il giardino vale da solo il prezzo del biglietto, perchè il palazzetto, invece, sembra essere stato riempito con quel che avanzava di mobilio e suppllettili. Le parti più carine sono alcuni corridoi, il teatro delle marionette, disegnato da uno scenografo della Scala di di Milano e l’ultima stanza con begli affreschi floreali. Il resto … transeat. Il giadino invece, oltre a piante rare, importanti aree fiorite, custodisce anche diverse specie di volatili, tra cui immancabili pavoni e galline dal piumaggio immacolato e soffice, di cui non ricordo razza nè provenienza.

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ALTOSALENTO, L’ALTRA PUGLIA, L’ALTRO MARE

In Altosalento è differente. Stretto tra la Val d’Itria e la città di Brindisi, non è la sovraffollata Gallipoli con la sua vita sociale e le spiagge caraibiche affacciate sullo Ionio. È piuttosto la terra delle albe rosa (che il tramonto c’è ma non sul mare) dell’ Adriatico turchese e ventoso. Oltre alla riserva naturale di Torre Guaceto, ormai abbastanza nota, ci sono altri spettacoli naturali come le falesie di Apani e le dune di Specchiolla. In entrambi i casi la natura la fa da padrona e mare, vento e spiaggia sono ancora selvaggi. Se ad Apani il mare ha eroso la piccola landa sabbiosa, sotto le imponenti falesie battute dai venti, a Spacchiolla, nel lato non civilizzato le dune di sabbia invadono e ricoprono la carreggiata.

NEL SILENZIO DI CALA D’AMBRA

Settimana di ferragosto, La Cinta è peggio di Riccione dei tempi d’oro, nemmeno mezzo metro per stendere il fouta. In questo scenario apocalittico, trovo il modo di vincere la pigrizia della comoda station wagon di mia soreĺla. Prendo il trenino Teodorino che va alle spiagge e mi trascino di buon mattino a Cala d’Ambra. È quasi deserta, raccolta. Duenpiccole baie sono delimitate da rocce erose che formano piccole piscine di acqua trasparente. Peccato che i fondali siano sassosi dopo l’ultima mareggiata. Stendo il mio telo a 1 metro dall’acqua. E con ilmpassare delle ore noto che la spiaggia non si riempie più di tanto e rimane avvolta in un silenzio, che fa riecheggiare solo la risacca del mare. Pace infinita e acqua azzurra e fresca. Alle spalle la machia mediterranea selvaggia. Verso metà pomeriggio decido di riprendere il trenino alla volta della Cinta. Rimini si è trasferita qui. Breve storia triste. 

SBARCO A TAVOLARA

Il pezzo forte della vacanza sarda è stato un giro in gommone per le spiagge e insenature dei dintorni fino all’isola di Tavolara. Gommone autogetito, per chi preferisce, gita personalizzata con skipper oppure la tradizionale gita organizzata da Mediomare, che prevede una giornata intensa in mare. Si parte dalla Cinta, si va a Cala Brandinchi per una sosta spiaggia, poi di nuovo in gommone fino alle piscine di Molara per un bagno in un’acqua color pavone, in mezzo ai pesci. Poi si prosegue verso Tavolara, dove si sbarca per circa 1 ora e mezza. Sulla via del rientro, si passa dal relitto di una nave inabissata e poi si fa il bagno lungo le pareti di roccia in un’acqua blu oltremare. Giornata perfetta, con panorami mozzafiato e acqua con ina palette di colori dal turchese, allo smeraldo, fino al pavone e al blu scuro. Fortuna vuole che abbiamo fatto questa gita con uno skipper esperto come Danilo, su un gommone grande con motore da 250 cavalli. Volava sull’acqua!   

METTI UNA DOMENICA A MILANO

Già metti una domenica a Milano. Di quelle domeniche che si profilano noiose, di quelle che non hai niente all’orizzone. E poi la vita ti svolta così nemmeno hai capito come e scopri che la tua città, che Milano che proprio non è una città da wek end, figuriamoci in estate, ti svela una delle sue anime segrete, come i suoi cortili. Finisce che mi faccio invotare a un pic nic italo-giapponese al parco di porta venezia. 

A PORTO LUNGO IL DOURO

Lungo im Douro ci portano il vino, si svolge la vita sociale di Porto, ma ha anche una sua valenza più turistica. È possibile vederne le sponde, navigando sui vecchi barconi in legno con il naso per aria. Non solo acqua, ma anche moderna architettura. 7 sono i ponti antichi e futuribili che attraversano il fiume. Percorrendone la sponda sul tram della linea 1 è anche possibile arrivare fino alle spiagge cittadine. Il vecchio tram ha un grandissimo fascino storico, ma è sovraffollato e il biglietto costa 3 euro a tratta. Tuttavia, se si riesce a sedersi, è possibile ammirare questo tratto del quartiere e del fiume, con un percorso di circa 20/25 minuti. 

ALICANTE E IL CASTILLO DE SANTA BARBARA

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Ad Alicante si trova una fortificazione di grande interesse e un ottimo stato di conservazione. Sarà che per raggiungerla, bisogna armarsi di santa pazienza. Il Castillo di Santa Barbara si vede dalla piazza centrale ma anche dalla spiaggia. Se non siete claustrofobici potete salire con un ascensore che passa all’interno della montagna. Altrimenti si può fare gli sportivi e salire a piedi. Dal centro storico si segue una strada interna parallela al mare. Proseguendo un tratto oltre le indicazioni per l’ascensore, si trova una strada sterrata che si inerpica fino al castello e si congiunge con la carrettera nell’ultimo e più impervio tratto. Si arriva in circa 20/30 minuti. Vale la salita.