LE 3 V. VIAGGIO, VIGILIA, VALIGIA

Viaggio. Ci siamo domani si parte per Oslo. Valigia fatta (e rifatta due volte): golf di cachemire: 3 cammello, nero e rosa, gonne: 1 rosa, pantaloni: 1 nero crop, Tshirt: 1 a righe (coperta di Linus), bikini (per la SPA), abito da sera: 1 in seta nero (per l’Opera) scarpe 2: glitter bordeaux, anfibi neri, borsetta: 1 Chanel nera, rock, zaino: 1 blu in tela (vergognosamente elegante, come dice Teto). Boarding pass, guide, biglietti del teatro, ho tutto.

Alla vigilia di ogni viaggio mi fa compagnia la solita ansia controllata. D’altra parte oltre alla lingua ostrogota dei Vichinghi, il periodo non è dei più tranquilli per viaggiare.

Oslo è abbastanza piccola, si gira in una giornata volendo. Domani lo dedicherò alla zona intorno al Grand Hotel, ai mercatini di Natale e a qualche sosta nei celebri caffè cittadini. I giorni clou per la visita di musei e della città saranno venerdì e sabato.

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NOMADISMO MODALITA’ TEMPORANEAMENTE OFF

E’ un periodo così. Stanziale. A parte il fatto che avendo spesso affittato il mio appartamento milanese, tra settembre e ottobre, in qualche modo ho avuto la valigia in mano ogni settimana. Lo stress di fare e disfare bagagli l’ho vissuto ugualmente.
Ora invece è un momento di calma, in cui penso al lavoro tra cui un blog che mi appassiona molto Una barba in cucina e un progetto ancora tutto da inventare con la fantastica artista Roxy in the Box

In vista però ho un viaggio nel nord, alla ricerca dell’aurora boreale e dei fiordi nella gelida Oslo. Gongolo esageratamente pensando che, la settimana successiva alla mia prenotazione, ho letto una news del Touring Club Italiano che segnala Oslo tra le 10 mete imperdibili per Sant’Ambroes.
E così si va.

MADEIRA TERRA DI VINI

Se passate in quel tratto di Atlantico a circa 600 km al largo di Casablanca, una sosta a Madeira vale la pena. La vegetazione è rigogliosa e i fiori meravigliosi. E la Principessa Sissi è stata qui, in convalescenza, che Madeira è benefica. Però i Maderesi si vantano più dei natali di Cristiano Ronaldo che di aver ospitato Sissi.
Tanto quanto sono orgogliosi dei vini, assai rinomati. Tre sono i vitigni più pregiati, tra cui il Malvasia. Si tratta di viti basse, vicine a terra e di grappoli ricchi con piccoli acini. La terra vulcanica e il sole creano il miracolo dei vino di Madeira. A Funchal ho visitato una storica cantina, che mi ha fatto degustare le tre tipologie di vini prodotti.
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MADEIRA E PORTO SANTO.

Madeira e Porto Santo due puntini nell’Oceano, territori portoghesi vicini alle coste marocchine, spazzati dai venti a lambiti dalla corrente del Golfo. Solo poche ora di volo per raggiungere questi paradisi di silenzio e natura allo stato puro. Eppure è un viaggio complicato. L’idea iniziale era di volare da Milano su Porto, restarvi 3 giorni, quindi raggiungere Madeira e fermarmi 2 o 3 giorni, giusto il tempo per godermi la vita notturna di Funchal, girare l’isola, vedere le spiagge a nord, dove vanno i surfisti, affacciarmi al cratere del vulcano e magari passare un giorno nella splendida beauty farm sui monti, poi via in traghetto fino a Porto Santo e lì qualche meritato giorno di mare. Poi di nuovo sulla terraferma via Funchal e magari Lisbona, che ho molto amato. Viaggio impossibile. Coincidenze inesistenti, voli carissimi. A Funchal si va solo via Lisbona. No way. Cambio di programma, volo diretto con <strong>Neos Air su Porto Santo e da lì tutto da inventare. Sicuramente un tour a Madeira possibilmente via mare e per il resto passeggiate in spiaggia, sole, bagni e talassoterapia. A Porto andrò un’altra volta.
Il meteo nelle isole di Madeira e Porto Santo è molto clemente, sembra. In agosto pioggia al massimo un giorno, temperatura di circa 27 gradi, con notevole escursione termica la sera. Vento e mare calmo e tiepido a sud, può mosso al nord. La valigia è facile e soprattutto piccola.
Sneakers per correre e passeggiare sulla spiaggia, bikini a pioggia, fouta, camicine e shorts e quei vestitini bianchi fatti di nulla, cotone e lino leggerissimi. Sandali bassi e borsone di Vanessa Bruno che va bene per la spiaggia e per le gite. Foulard per il vento. Il panama giusto per andare a visitare Vila Baleira, il capoluogo dell’isola.
E forse un abito lungo che la sera è sempre bello. E maglie a righe di cotone per l’aria frizzantina della sera. Per il viaggio un boyfriend jeans e la mia Keepall.

VENEZIA, UNA VALIGIA TUTTA SBAGLIATA E IL CALDO

Che giornata! Arrivata a Venezia per il mio evento annuale. Sveglia all’alba, letargia acuta in treno, caldo esasperante. La camera non è pronta e cerco invano di porre rimedio alla valigia da isola deserta che ho fatto. Non ho niente di adatto al clima. Tra i tessuti e il nero imperante proprio non ci siamo. Cerco di pensare a un bel giro nei musei. Ho visto Rousseau a Palazzo Ducale. Ammesso che riesca ad entrarci. Però Venezia è sempre Venezia.

VALIGE A NASTRO

Dopo un periodo stazionario, che quasi quasi mi annoio, sono pronta per un giugno su e giù da treni e aerei. Venezia e a seguire senza soluzione di continuità Milano Marittima. Non ci vado credo da 20 anni. E subito Ibiza e al ritorno vuoi non farti 3bgiorni di convegno a Desenzano del Garda, che non esercita su di me la benché minima attrattiva?
Con questo programmino l’organizzazione valigia è imperativo.
Abiti strutturati e un abito da sera per Venezia e per Milano Marittima con un bikini in aggiunta. Scarpe per correre essenziali. Bikini, bikini e bikini per ibiza e poi business casual per Desenzano. Keepall con i cambi pre.impacchettati e via.

QUELLO CHE SUCCEDE A MILANO, SUCCEDE NEL PACKAGING

Questa volta una digressione nel mio lavoro, che è anche una delle mie passioni e dei miei feticci, non me la toglie nemmeno la dea khalì. Parte la settimana prossima un roadshow virtuale nel mondo dell’innovazione del packaging e del food, argomenti strettamente connessi. Si premiano i vincitori del contest che ormai organizzo dalla notte dei tempi, i BEST PACKAGING dell’anno. Come si diventa BEST PACKAGING 2015? Ovvero come si vince l’Oscar dell’imballaggio nell’anno di Expo2015? Con una buona dose di innovazione declinata nella scelta di materiali innovativi, rinnovabili, possibilmente provenienti da materie prime non utilizzabili per consumo umano, con soluzioni tecniche che allunghino la shelf life dei prodotti e che aiutino a prevenire lo spreco alimentare, lungo la filiera e nelle dispense di casa. Con innovazioni tecnologiche che abbiamo ricadute sul risparmio di materia prima, di energia, di tempo e che rendano gli imballaggi sostenibili a tutto tondo. Si diventa Best Packaging soprattutto rispondendo ai requisiti della Carta Etica del Packaging, secondo cui l’imballaggio deve essere: responsabile, equilibrato, sicuro, accessibile, trasparente, informativo, contemporaneo, lungimirante, educativo e sostenibile.
Ecco un viaggio dentro oggetti che usiamo tutti i giorni della nostra vita, pioggia o sole, in salute e in malattia, a casa come in valigia, quindi in viaggio. E poi avete mai notato il packaging dei posti che visitiamo. Ci dice molto sulla società, sulle abitudini di vita e di consumo. Nei paesi in via di sviluppo, secondo dati FAO, si spreca almeno il 60% del cibo, perché non protetto e conservato. Meditiamo gente, meditiamo.