INTERNO. ORO. È BUDAPEST BABY.

Interni opulenti, legni scuri, oro e stucchi. L’iperbolico fasto del passato. Oggi il contrasto con il ricco passato si nota meno. Budapest è una città mittleuropea, dove tutti parlano inglese con sicurezza e dove tutti sono gentili. Ti fa sentire a casa. Per mia natura, chissà poi perché, forse per la lingua, non mi sono mai sentita del tutto a mio agio nei paesi del centro Europa, in Austria o in Germania, senza nulla togliere alla bellezza dei luoghi. Ecco Budapest questa impressione non me l’ha fatta. Oggi la ricchezza architettonica del passato mi comunica ricchezza culturale. Budapest, io ti ho amata.

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BOTTINO DI SHOPPING A BUDAPEST

Shopping assai morigerato in questa vacanza. Libri di cucina per la mia inutile collezione e dei magneti per il frigo. That’s all.
Mi sarebbero piaciuti dei bicchieri di cristallo, ma in aereo non si possono portare in cabina. Da un antiquario in Vaci urca avevo notato un candelabro in argento, che alla fine non ho preso. Decisamente morigerata a questo giro. Ma sarò mica malata?

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MARVELOSA. A ROMANTIC PLACE IN BUDA

Il freddo isterico mi ha fatto passare la voglia di attraversare nuovamente il ponte delle catene, sebbene abbia un che di cabbalistico attraversare un ponte. Quindi mi decido a provare un piccolo bistrot che avevo notato a due passi dal mio hotel, a Buda. Marvelosa, un nome… un programma. Il menù è completo e MIRACOLO hanno anche ben un piatto di pesce. This must be the place. Mi fermo. Ordino salmone in crosta, sebbene sia stata attratta anche da una crepe con formaggio di pecora all’aglio. Proverò un dolce, invece. Finora non ne ho assaggiati. Uno prima di partire è d’obbligo.
Una cosa molto carina è il bigliettino di auguri che ti chiedono di scrivere, prima di andar via e di appendere al loro albero di Natale.
Il mio è un bigliettino d’amore, per la mia vita passata, a cui devo quello che sono oggi. Per la mia vita futura, che mi sembra meno futura e più vicina. Per i miei amori, che sono la mia famiglia e il mio canino.

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9 OCTOBER UTCA BUDAPEST

Quartiere pieno di localini e bistrot la zona lungo la via 9 ottobre. Ce n’è per tutti i gusti, dagli aperitivi, ai ristoranti italiani, fino ai gastro bistrot ungheresi. Sicuramente la zona di Pest a più alta concentrazione di bei posticini. Insomma il posto giusto per i miei gusti. Mi è sempre piaciuto trascinarmi pigramente da un locale all’altro. Se sono walking distance, per me il divertimento è assicurato. Mi ricorda il milanesissimo giro dei locali degli anni ’90. Quello dei tempi dell’università in cui si era liberi al 200%.

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GERBEAUD. A VOROSMARTY.

È una delle storiche pasticcerie di Budapest, in piazza Vorosmarty. E si sa, io per la storia vado pazza. I dolci sono squisiti
e il servizio impeccabile. The place to go per peccare dolcemente. Io mi fido del giudizio di mia mamma che li ha assaggiati. Non mangio dolci e se poi li mangio, la bilancia mi punisce.

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PARLAMENTI. BUDAPEST

Il Parlamento (Parlamenti, in ungherese..non è il solito refuso) è uno dei monumenti più belli di Pest. La visita è solo guidata, anche in Italiani (nemmeno questo è un refiso…è l’italiano della guida).
Prepararsi a una coda infinita per i biglietti, quindi meglio internet. E poi una seconda coda per l’ingresso. Si entra scaglionati con la propria guida, passando controlli al metal detector. La cosa più bella è la sala della cupola, dove ovviamente, non si può fotografare. Vi è custodita la gloriosa corona dei sovrani ungheresi con la sua lunga e movimentata storia di furti e trafugamenti. I re erano tali, solo se incoronati con la corona ungherese. Quindi si son fatti nominare re varie volte, ma l’unica che poi contava davvero era quella con la corona.
La visita vale le code, il vento gelido che sferza piazza Kossuth e anche i 130 scalini all’ingresso.

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MÜVÈSZ CAFÈ DAL 1895.

Questo caffè ungherese è in Andrassy utca. L’originale del 1895 si trova a pochi passi dall’opera house. Molto d’atmosfera, specie la sera, con dolci squisiti. Informale e giovane la versione contemporanea per un caffè o uno spuntino internazionale veloce. Da provare il magyarian sandwich, con cream cheese, salsicce, cipolla rossa e cetriolo. Così tanto per provare. Tanto si sa, in Ungheria son calorie baby.
La cosa più carina è la bottiglia di acqua in puro stile omperiale. . Degna di un re!

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GELLER. BAGNI TERMALI.

Le terme Geller sono situate dal lato di Buda, lungo in fiume, in prossimità del ponte verde. C’è anche un hotel molto lussuoso annesso. La mia prima scelta, mentre studiavo questo viaggio. Poi la posizione mi era sembrata un po’ decentrata e ho deciso altrimenti. La struttura è del periodo Liberty, molto bella, ma non eccessivamente curata e molto affollata, soprattutto di turisti. Si tratta i terme molti grandi quindi non si ha mai troppa gente intorno, comunque non mi sono tanto rilassata. Il personale è frettoloso e il costo è abbastanza ingente, considerando che si paga tutto dalla cuffia alle ciabattine. Perfino l’ascigamano, che è piccolo e di dubbia qualità. Gli armadietti funzionanti sono meno della metà. Insomma sono un po’ delusa, non dal fascino de luogo che è indubbio, ma dall’inutilità dell’esperienza per il mio karma.

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CUCINA UNGHERESE CONTEMPORANEA

Per chi si stufa subito delle solite tipiche pietanze ungheresi, con carne bollita o troppo cotta, esistono nuovi locali che servono piatti della tradizione rivisitati o piatti internazionali. Sull’onda del successo che gli hamburger gourmet stanno ruscuotendo un po’ ovunque e, in Italia specialmente, anche a Budapest si trovano locali specializzati, come il Meat Boutique, sulla riva di Buda su Lànchid utca. Aperto tutti i giorni fino a tarda sera, serve suprème di pollo con verdure sautèe o hamburger, con divine patate fritte pepate, a tutte ore.

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AL TEATRO DELL’OPERA DI BUDAPEST

Non sto più nella pelle…. sono seduta in platea in un tempio della lirica. Credevo di aver comprato dei pessimi biglietti in un palchetto  su su, in alto e invece sono in platea in una delle ultime file. L’interno è sontuoso di oro, stucchi, porpora e putti, come si addice a un teatro reale. Mentre ci si accomoda a posto, il foyer e la platea sono invasi dalla musica. Il pubblico però non è troppo ben vestito, considerando che siamo al 28 dicembre. Borse troppo grandi, clamorosamente  da giorno, golf sgargianti e stivali fanno capolino qua e là. Alla fine avrei rischiato di essere over dressed. La mia solita fortuna che mi salva in corner. Meno noto questi dettagli, cala il sipario e le arie mi rapiscono. Musica, canto, applausi, luci, altra scena, altro bel canto, altri applausi ed è già finito. Magnifico! Mi sono spellata le mani a furia di applaudire Musetta e Rodolfo e Marcello e Mimì. Oh povera Mimì.

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