ULTIMO CAFFÈ A OSLO

I Norvegesi sono in fissa con il caffè. Lo bevono a ettolitri in qualunque momento. Prima di partire mi sono fermata per un’ultima tazza fumante da W. B. Sanson, in Karl Johans Gate. Posto delizioso, con dolci enormi e super farciti. Vale la pena una sosta. Il pasticcere, dietro una vetrata, in fondo al piccolo locale di legno chiaro e piastrelle bianche, impasta e informa senza sosta biscotti e torte, brioche e plumcake.

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CON DESTINO SANT JOSEP

La Isla blanca riserva sempre qualche piccola scoperta. Il paesino di Sant Josep de sa Talaia, nel sud dell’isola, è un microscopico agglomerato di edifici bianchi, una strada principale, una paio di localini deliziosi e sovraffollati, 2 o 3 negozietti – in cui qualcosa riesci sicuramente a comprare – e una chiesa semplice, spoglia, ma che mette una tranquillità imponente a guardarla, lì immobile e sonnolenta. Quella Chiesa, risalente al 1727, è proprio l’icona del sud spagnolo, quello da film.
Il paesino ha comunque la sua movida da mane a noche. Al mattino e durante la giornata una fermata al Racò Verd è quasi un obbligo morale, dalla colazione in giù qualche genere di conforto te lo offre sempre, in particolare il batido di banana. E’ di un inglese, di quelli che hanno deciso di cambiar vita e aprire “un chiringuito sulla spiaggia” più o meno. Salvo che, da ultimo gossip, pare voglia vendere baracca e burattini. Chissà se ha guadagnato il suo primo milione di sterline e adesso si godrà il chiringuito di qualche altro fuggiasco dalla frenesia metropolitana.
C’è poi il Destino per le tapas. Destinazione o fato? Secondo me destinazione: è lì che devi andare. Salvo che poi ci si mette il fato… infatti anche a giugno è sempre pieno, che se cerchi un tavolo alle 11 di mattina per le 22 del giorno stesso, la cameriera, con una smorfia desesperada, ti fa notare che avresti dovuto chiamare almeno ieri. Almeno. Tanto per dire che, a questo giro, il Destino, non era il mio destino. Ma siccome me lo ricordo ancora dal viaggio precedente di due anni fa, resta un indirizzo cult.

FARAGE. VIA BRERA DA SCOPRIRE

Quando non viaggio, cerco di non essere troppo choosy (cit.) e di farmi andar bene la città in cui vivo.  Che poi il viaggio è sempre nella testa. Anche  a Milano ci sono posti nuovi da scoprire ed esperienze da fare. Sto imparando a guardare la vita in modo diverso. In questo anno di cambiamento provo a guarare le cose con occhi nuovi e a stupirmi anche delle cose più semplici. Non è una tragedia passare il week end a Milano.
Il piacere di un caffè da Farage nel cuore di Brera, è  una di queste. Musica swing in sottofondo, orchidee fresche sul muro. Stile un po’ francese, un po’ shabby chic. Biscottini offerti. Ed è già il mio posto.

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WHAT’S ON IN HA NOI?

La città di Ha Noi non è molto estesa. O meglio, le cose da vedere sono abbastanza concentrate. E’ tutto a walking distance. Di tempo per bere un caffè tradizionale o una bia hoi se ne trova. Ho ancora da vedere le marionette sul lago e il mercato.
Avevo pensato di evitare tutti musei e mausolei sulla guerra. Ma ora sto riconsiderando la cosa. In fondo è una guerra recente e non può non aver lasciato strascichi sulla popolazione meno giovane. Sarà forse per quell’esperienza cosi dura che gli anziani sono cosi poco sorridenti. Invece la maggior parte della popolazione ha meno di 30 anni. E loro sorridono. Specialmente quando riescono non si sa come a non travolgerti con quegli infernali motorini.

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