LA METÀ DI UN TUTTO.

La vita cambia. È una gran banalità per cui non varrebbe forse la pena di sprecare inchiostro, così si sarebbe detto fino a pochi anni fa. Oggi forse di consumare la tastiera. Finché  non ti capita però ti pare impossibile. Semplicemente non ci pensi mai. Guardo molto le persone. Specialmente quelle che non conosco. Cerco di leggere pezzetti di vita. Mi faccio un viaggio mentale. Un mio film, in cui mi scelgo i protagonisti. La trama invece quella la fanno i volti, i gesti, lo sguardo. Lì c’è una vita. La vita degli altri. Penso a me stessa la sera quando porto “a paci” il Signor T. Adoro questa espressione. La usava sempre nonna con tutti i nostri cani. È una cosa di famiglia. Come il violino del bisnonno o il binocolo da teatro. Vedo un po’ la mia solitudine in questo rito quotidiano, con il buio della sera. Vedo altre persone come me. Chissà se sono o non sono la parte di un tutto.
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NATALE IN CASA CUPIELLO.

Il mio titolo è una citazione in tanti sensi. Un po’ non è Natale senza rivedere per la 47esima volta la commedia di Eduardo. Eh si, sebbene sia più milanese del risotto giallo, Natale in casa Cupiello resta un must del mio Natale e poi la persona in questo momento a me più vicina definisce così la propria famiglia. Una strana coincidenza della vita. Un segno del destino, direi io. La mia famiglia è ormai a ranghi ridotti. Restiamo mia sorella, mia mamma e il mio fantastico nipotastro. E i nostri due cani. Non è il numero che fa la famiglia, ma percorrere lo straordinaio viaggio della nostra vita insieme. Sempre, nel bene e nel male.

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