MATHALLEN OH YES. VULKAN

 

 

 

 

 

 

 

 

A qualche km dal centro, vicino al fiume si trova un quartiere operaio riqualificato, o quasi. Per raggiungerlo a piedi ho dovuto chiedere a diverse persone, segno che non è poi così conosciuto. Di bello lungo la strada ho visto un piccolo agglomerato di casette colorate di tipica architettura norvegese. Un paio di queste trasformate in ristorantini. A circa 1 km sorge un’area definita Vulkan. Oltre a un hotel (PS:Hotell) vi si trovano alcuni negozi e il mercato di Mathallen. È un edificio al cui interno si trova la migliore offerta gastronomica di Oslo sia come ingredienti, che come piccoli localini in cui pranzare. Valeva l’impervia trasferta. Ma è distante da ogni altra cosa da vedere e il quartiere abbastanza squallido. Non alloggerei a Vulkan.

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QUELLO CHE SUCCEDE A MILANO, SUCCEDE NEL PACKAGING

Questa volta una digressione nel mio lavoro, che è anche una delle mie passioni e dei miei feticci, non me la toglie nemmeno la dea khalì. Parte la settimana prossima un roadshow virtuale nel mondo dell’innovazione del packaging e del food, argomenti strettamente connessi. Si premiano i vincitori del contest che ormai organizzo dalla notte dei tempi, i BEST PACKAGING dell’anno. Come si diventa BEST PACKAGING 2015? Ovvero come si vince l’Oscar dell’imballaggio nell’anno di Expo2015? Con una buona dose di innovazione declinata nella scelta di materiali innovativi, rinnovabili, possibilmente provenienti da materie prime non utilizzabili per consumo umano, con soluzioni tecniche che allunghino la shelf life dei prodotti e che aiutino a prevenire lo spreco alimentare, lungo la filiera e nelle dispense di casa. Con innovazioni tecnologiche che abbiamo ricadute sul risparmio di materia prima, di energia, di tempo e che rendano gli imballaggi sostenibili a tutto tondo. Si diventa Best Packaging soprattutto rispondendo ai requisiti della Carta Etica del Packaging, secondo cui l’imballaggio deve essere: responsabile, equilibrato, sicuro, accessibile, trasparente, informativo, contemporaneo, lungimirante, educativo e sostenibile.
Ecco un viaggio dentro oggetti che usiamo tutti i giorni della nostra vita, pioggia o sole, in salute e in malattia, a casa come in valigia, quindi in viaggio. E poi avete mai notato il packaging dei posti che visitiamo. Ci dice molto sulla società, sulle abitudini di vita e di consumo. Nei paesi in via di sviluppo, secondo dati FAO, si spreca almeno il 60% del cibo, perché non protetto e conservato. Meditiamo gente, meditiamo.

LA JEUNE RUE

Cosa succede di nuovo s Parigi? La Jeune rue ad esempio. È un progetto imprenditoriale di un franco libanese che ha acquistato una serie di spazi on immobili situato tra rue de Vertbois, rue Volta e Notre Dame de Nazareth, zona alto Marais, tra Turbigo e Reamur per intenderci. Il progetto è solo all’inizio, ma alcune attività sono già avviate. Il cocetto di realizzare una piccola zona consacrata al food di alta qualità dalla boulangerie al neobistrot passando per l’architettura. Gli immobili saranno ristrutturati da archistar internazionali. L’idea mi piace moltissimo. Vedremo se e quando andrà a regime. Per ora o bistrot ci sono, aperti anche nel week end, cosa rara a Parigi. E sono tutti citati sulla guida Le Fooding.

DI NUOVO ALL’ISOLA. LES POMMES

Mattinata tra amiche. Alla fine il week end a Milano mi sta piacendo. Anche il 1°novembre. Una sosta a Les pommes. Un caffè e uova alla Benedectine, che sono le mie preferite. Purtroppo a les pommes servono una versione light, senza la salsa olandese. Quindi uova in camicia in verità. In compenso la location è stupenda. Gran lavoro degli architetti. Pareti girgio antracite, cucina a vista e strutture in bronzo di sostegno con libri e luci. Mi ricordano i pezzi di Emiliano Salci. Forse sono sue.
Quello che trovo di gran cultura in questo posto è il menù declinato per le diverse ore della giornata: dalle 7 alle 11 colazione, poi menù brunch o lunch. Insomma le pietanze giuste nelle ore giuste. E i tre soci, due ragazze e un ragazzo, davvero carini e gentili. Mi è piaciuto molto.

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FOCACCIA&RIPIENI

Tutte cose che mi fanno ingrassare ça va sens dire. Però ogni tanto uno strappo alla regolaper la focaccia bianca o la Recco si deve fare. A Chiavari c’è l’eterna diatriba tra i fans di Piombo e quelli di Raffo. Io sono per Piombo. Poi i ripieni: le verdure e la baciocca, la torta genovese della Olga, i polpettoni di patate e patate e fagiolini. I miei preferiti son quelli di Stefano (Pettinaroli). Invece Piombo per la torta salata di bietole, la n.1.
Ah dimenticavo la farinata di Vittorio che fa asporto, ma meglio cenare lì.

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LA CUCINA IMPERIALE DI HUE

Devo riconsiderare la possibilità di aver solo sbagliato ristorante ieri. Mi sono documentata e pare che la cucina imperiale di Hue sia rinomatissima e che addirittura vengano fino da Hoi Han (la mia prossima tappa dopodomani) per gustarla.
Il Banh Khoai, crepe fritta con gamberi e maiale l’ho provata, facendo una delle tante deroghe al mio vegetarianesimo stentato, causa pigrizia.
Il Bun bo Hue sembra interessante. È una zuppa di noodles con peperoncini e citronella. Proverò un ristorante franco-vietnamita.

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