AJMAN SARAY LUXURY COLLECTION

Da Dubai e dagli altri Emirati, cosi leggo su un noto blog, una delle mete per un weekend.end fuori porta è il.piccolo emirato di Ajman. Situato lungo la costa, si affaccia sul Golfo Persico in un tratto in cui l’acqua è verde. Sarebbe verde, se il sole riuscisse a bucare la cortina di caldo che lo rende sempre velato. Almeno in estate. Il primo lussuoso resort è l’Ajman Saray Luxury collection. Di recente sono stati ultimati anche un Kempisky e u.o Sheraton. 

Esperienza all’Ajman Saray voto 10. Cortesia e sorrisi del personale sempre e comunque. Acqua in bottiglia offerta senza limiti in camera e sulla spiaggia.

Il ristorante Vita, con annesso bar, è funzionante 24h/24. La cucina è varia e di eccellente qualità. Cotture perfette di carni e pesce e sapori arabi autentici e molto delicati. Hummus da urlo. 

Dulcis in fundo, l’Ajman Saray offre una navetta gratuita con guida per visitare i dintorni, dal museo di Amman, a  Sharia, fino a Dubai Mall e tour della città. All free of charge, ma molto molto di charme.

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UN NIDO FRONTE MARE A PORTO SANTO

A questo giro l’hotel l’ho scelto in base al budget. Anche se sono sofistica, anche se l’albergo, per me, è il rifugio di chi viaggia, anche se amo solo gli hotel boutique, anche se. Le variabili sono molte e tutte a sfavore di un low budget. Ma in generale il Portogallo e, in particolare queste isole, non sono particolarmente costose. Quindi ho scelto il giusto compromesso fra qualità, esclusività e costo dell’ambaradan.
Il TORRE PRAIA non è stato un errore. Almeno non un errore colossale. Non è boutique, come il Quinta di Serrano, ma non supera le 65 camere ed e’ sulla spiaggia. Il Quinta do Serrano e’ in pietra, con solo 20 camere, ma si trova in montagna, nella parte piu’ selvaggia e impervia dell’isola, lontano dal mare.

Al Torre Praia c’e’ la piscina all’aperto e anche la palestra. Non sono indispensabili, ma in una vacanza all’insegna di benessere e relax, non guastano. E c’è una piccola SPA che ho appena scoperto, che pratica massaggi rilassanti, drenanti e hot stone.
E’ affacciato sulla spiaggia, quindi in pratica giro scalza. Ha due ristoranti direttamente sulla spiaggia, si proprio pieds-dans-l’eau! Offre trattamenti di mezza pensione, adatti ai più pigri, con cucina tipica portoghese e di Madeira. Per la verita’ poco consigliabile per i miei gusti. Cucina un po’ ordinaria.
Infine la posizione è perfetta, è il più vicino al villaggio di Vila Baleira, che si raggiunge in meno di 5 minuti a piedi.
Le camere, come la cucina, sono davvero basic. Grandi, con balconcino, ma molto semplici e senza articoli di cortesia. Peccato.
Una nota carina è l’architettura. Al centro si trova una grande torre risalente agli anni 20 dell’Ottocento. Era il camino di un’azienda di cemento. È realizzata in pietra, cemento e sabbia.

Tirando le somme, i pro superano i contro e alla fine si sta bene. Per quello che ho potuto vedere, totalmente bocciato l’hotel Vila Baleira, un villaggio da 700 persone. L’unico dato positivo e’ che vi praticano la Talassoterapia.

 

 

 

 

 

 

 

 

HILTON BATTE BONO VOX DI 3 KM.

Arriviamo a Dublino nel bel mezzo di una contestazione di non ricordo quale maestranza. La verità è che impazzava la crisi economica e l’Irlanda era tra i paesi in maggior sofferenza. Ma nonostante la manifestazione che ci ha tenuti bloccati in taxi, Dublino aveva già un’atmosfera da vecchio film che mollami. Ho sbagliato clamorosamente la scelta della zona in cui ho alloggiato. Capita di rado, ma stavolta l’istinto mi ha tradito. Sarei dovuta andare nella zona del Temple bar e fermarmi nell’hotel di Bono Vox, The Clarence hotel. Invece sono finita in una zona residenziale (leggi periferica) di fronte alla storica carcere. Alla fine del buono c’è stato perché quelle segrete da inquisizione non le avrei mai visitate, se non fossero state li a fissarmi per quattro giorni. Non amo gli albergoni, ma alla fine ho preso al volo un’offerta clamorosa e mi sono fatta tentare dalla SPA. In realtà ho visto un lato di Dublino che sicuramente non avrei scelto di visitare apposta. Non tutto il male vien per farti camminare 3 km in più ogni giorno….

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PASSAGGIO A VARADERO

Me lo ricordo come fosse ieri. Arrivo a Varadero alle 10.30 di sera. Che arrivare nei posti di sera e contro la mia religione. Noti solo i dettagli squallidi e avvertì un certa inquietudine di fondo che ti condiziona la notte e un riposo sereno. Per stare nel mio risicato budget avevo scelto un hotel cubano, che si rivelò nel complesso meglio del previsto. In particolare avevo scelto una soluzione a cottage. Mi faceva più esotico. Il colore locale non è mancato. I cottage erano dal lato opposto della strada rispetto al corpo centrale ben più curato e lussuoso. Diciamo che i suddetti cottage erano più simili a un Motel. E infatti la notte ha riservato rumori molesti, urla di ubriachi e telefonate a tarda ora. La maggior parte degli italici compagni di viaggio non misero nemmeno giù la valigia e ottennero cambio stanza immediato. Io, da vera pigra, preferii dormire. Al mattino chiesi di passare dalla dependance all’hotel. Il concierge mi informò che le stanze standard, a cambio gratuito, erano terminate. Restavano le deluxe a $17 extra, a notte. Accettai spavalda. La piccata risposta del cubano Alguien lo encuentra caro si scontrò con il muro della mia snobberia, in bikini a righe e cappellone di paglia. Mi limitai a un laconico “yo tampoco” e allungai la carta di credito. Non dei migliori come inizio. Deve essere stato il karma negativo di Gloria Estefan.

ART DECO.

Lo stile che amo di più è il liberty. Forse perché è stato un fenomeno di breve durata. I miei bisnonni avevano una villa liberty sul lago di Como. Alcuni dei pezzi di quella casa, quel pezzo delle mia vita che se n’è andato, oggi sono nella mia piccola amata casa milanese. Segue nelle mie preferenze l’art deco. Credo sia questo che mi ha più colpito di Miami, che nel bel mezzo del niente americano, ci sia quel piccolo gioiello architettonico, fatto di edifici squadrati di pochi piani e di colori accesi. Nel primo viaggio a Miami, in un afoso pomeriggio di inizio maggio, ho anche fatto un tour di mezza giornata, guidato da uno storico dell’arte, che ha spiegato caratteristiche e stili degli edifici storici, che compongono il distretto art deco di Southbeach. Premetto che il mio vocabolario inglese non era minimamente all’altezza di affrontare i tecnicismi, ma pur con questo limite, la visita ai vari hotel e i salotti nascosti, i banconi dei bar in stile, è stata – senza forse – la cosa più bella di quel viaggio, una piccola imperdibile esperienza culturale.
Photo di Alli Alessi

 

 

 

 

MY CULT HOTELS. PARIS – HAUT MARAIS

Haut Marais. Per me la zona top in questo momento. Fuori dal casino ma con opzione full immersion nella vita notturna, walking distance.
Nei viaggi di lavoro ho bisogno di spazio vitale e servizi vari. Scelgo una struttura boutique aperta da circa 3 anni il JULES ET JIM. Adoro lo stile di design e i libri d’arte in camera. La doccia smisurata e il lettore iPod in dotazione. Adoro l’acqua di cortesia e la totale privacy. Adoro la posizione tranquilla e due passi dai mezzi. Adoro il cortiletto con le sculture e il piccolo bar. Adoro la struttura nascosta e l’assenza di ogni insegna. Adoro il suo nome così evocativo, per gli amanti della nouvelle vague. Adoro la via buia in cui si trova, quella con un nome impronunciabile che i tassisti sempre mi correggono. Adoro l’atmosfera internazionale di quella via, dove wholesale cinesi sono next door con i ristoranti super cool e la teeria cinese con selezioni speciali e porcellane antiche e il take out dello chef americano.

DAL LITTLE SAIGON AL GRAND (HOTEL) SAIGON

Il passo è brevissimo dalla pensioncina adorabilmente caratteristica in un vicolo di Le Loi a due passi da Chanel e Hermès, fino al Grand Hotel Saigon. Stavo benissimo anche al Little Saigon. Pulitissimo, micro hotel con balconcino per ricchi 50$ a notte in due. Il Grand Hotel offre il vantaggio della sicurezza e della piscina. E anche di una SPA, proprio a non trovare altro da fare a Saigon. Per 90$ a notte in doppia con colazione spaziale.
Il primo giro orientativo rivela una città semplice da girare, almeno nel district 1 dove si trovano i principali edifici storici: l’Opera, l’hotel Caravelle dove si trovavano le redazioni della stampa estera durante la guerra del Vietnan, il mercato centrale, un parchetto molto basic, la Chiesa di Notre Dame e la stupenda Posta Centrale progettata da Gustave Eiffel. E poi ci sarebbe il Museo di Ho Chi Minh. Oggi no, ma mi riprometto di vederlo prima di ripartire.

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