THE DUBLINERS

A questo viaggio in marzo di due anni fa, tengo molto. È stato il secondo viaggio di una serie breve ma intensa e anche l’inzio della fine. Ma quando l’ho fatto, lui si è fatto amare. Si è fatto amare il cielo fatto di sole e nuvole. Si è fatta amare la musica sempre e ovunque. Si è fatta amare la birra. Quella Guinness che non avrei mai
bevuto, se non lì. E poi i pub e gli scones. È Dublino baby!

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AL TEATRO DELL’OPERA DI BUDAPEST

Non sto più nella pelle…. sono seduta in platea in un tempio della lirica. Credevo di aver comprato dei pessimi biglietti in un palchetto  su su, in alto e invece sono in platea in una delle ultime file. L’interno è sontuoso di oro, stucchi, porpora e putti, come si addice a un teatro reale. Mentre ci si accomoda a posto, il foyer e la platea sono invasi dalla musica. Il pubblico però non è troppo ben vestito, considerando che siamo al 28 dicembre. Borse troppo grandi, clamorosamente  da giorno, golf sgargianti e stivali fanno capolino qua e là. Alla fine avrei rischiato di essere over dressed. La mia solita fortuna che mi salva in corner. Meno noto questi dettagli, cala il sipario e le arie mi rapiscono. Musica, canto, applausi, luci, altra scena, altro bel canto, altri applausi ed è già finito. Magnifico! Mi sono spellata le mani a furia di applaudire Musetta e Rodolfo e Marcello e Mimì. Oh povera Mimì.

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SOIREE PARISIENNE. SI SUONA A MONTPARNASSE

Metti un sabato sera qualunque a Parigi. Metti che hai degli amici  che hanno un amico con una band. Metti che suonino in un locale. Che fai, non vai a fare la groupie al frontman che nella vita fa il direttore finanziario in una banca? Stasera si esce. Si cena in un neobistrot raccomandato da Le fooding e poi? E poi musica, maestro! Succede a le Cosy a Montparnasse.
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PARTIRE PER PARTIRE E PARTIRE PER TORNARE

Che quando parti, ti porti sempre dietro un po’ di te. E’ forse per questo che dedico tempo in modo maniacale al mio bagaglio. Mi porto le mie radici trasformate in cose. Il mio modo di essere e la mia personalità in una borsa, un cappello o nella mia musica. Che poi lo so benissimo che niente di tutto questo mi servirà davvero. Che quando arriverò in Vietnam o in qualunque altro posto, mi dimenticherò di chi sono e mi trasformerò in qualcun altro, che a questo serve un viaggio. A cambiarti, aprirti la mente, nonostante la globalizzazione.

Ecco forse della musica non potrò fare a meno. Compagna di viaggio e di sonno nel lungo volo verso Bangkok e poi verso Hanoi, dal mio posto corridoio, che non sono certa avrò questa volta. Ho visto con raccapriccio che i posti sono preassegnati.

Un po’ di rock, un po’ di R&B, un po’ di funk, un po’ di swing. Un po’ chi me l’ha regalata questa musica. E i miei bracciali preferiti. A cui non potrei mai rinunciare che sono anche questi dei regali del cuore: Un bracciale realizzato da un cucchiaio in argento, arrivato da Parigi. Ecco Parigi, un altro viaggio. Uno di quelli speciali.

 E il bracciale Rockstud di Valentino, regalo di mia sorella.

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