NEL SILENZIO DI CALA D’AMBRA

Settimana di ferragosto, La Cinta è peggio di Riccione dei tempi d’oro, nemmeno mezzo metro per stendere il fouta. In questo scenario apocalittico, trovo il modo di vincere la pigrizia della comoda station wagon di mia soreĺla. Prendo il trenino Teodorino che va alle spiagge e mi trascino di buon mattino a Cala d’Ambra. È quasi deserta, raccolta. Duenpiccole baie sono delimitate da rocce erose che formano piccole piscine di acqua trasparente. Peccato che i fondali siano sassosi dopo l’ultima mareggiata. Stendo il mio telo a 1 metro dall’acqua. E con ilmpassare delle ore noto che la spiaggia non si riempie più di tanto e rimane avvolta in un silenzio, che fa riecheggiare solo la risacca del mare. Pace infinita e acqua azzurra e fresca. Alle spalle la machia mediterranea selvaggia. Verso metà pomeriggio decido di riprendere il trenino alla volta della Cinta. Rimini si è trasferita qui. Breve storia triste. 

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