MONSOON GAL

Dopo esattamente 17 giorni ininterrotti di sole o nubi e sole, eccolo il monsone. 15 agosto, ore 17.00 il driver arriva per portarmi all’aeroporto. Ultima tratta, via Bangkok, ritorno a casa.
Incomincia a gocciolare sempre più fitto, mentre la nostra auto si infila fluida nel traffico paralizzato. 18 km, 1 ora esatta. Fuori dai vetri il monsone imperversa, l”acqua scroscia da ogni dove e il cielo si illumina di lampi. I Vietnamiti sembrano impassibili sui loro motorini. Sfidano la pioggia e il vento indossando mantelle impermeabili e togliendosi le scarpe. Poi l’acqua riempie le strade e le marmitte si bagnano. Qualcuno si ferma e spinge. Temo che i voli saranno annullati. L’aeroporto è vuoto in modo irreale. Poi la tempesta si quieta e gli aerei decollano. Bye bye Saigon. So long Vietnam.
image

image

image

LAST DAY. DAY OFF. PISCINA E SPA

L’aver cambiato albergo alla fine si è rivelato una scelta giusta. Saigon è una città pazzesca ma ti mette a dura prova emotiva. Il traffico, il rumore incessante delle strade e l’inquinamento ti lasciano il segno. È un segno di vita vissuta. Non lo cambierei con niente altro, ma un giorno di totale niente lo sto apprezzando. Mattina nella sulenziosa e ombrosa piscina del Grand, spuntino a Elle Cafè alla Bitexco tower e poi un foot massage per rilassare e sgonfiare le gambe in attesa del lungo volo di ritorno. The perfect day. I massaggiatori vietnamiti hanno delle mani d’oro.

image

image

HA NOI VS SAI GON

Nord e sud, capitale politica e capitale economica i due volti delle grandi città vietnamite.
Il traffico di motorini è una costante in entrambe, ma Saigon batte senz’altro Ha Noi di una lunghezza, complici anche i grandi boulevard e le arterie a varie corsie per senso di marcia.
Stranamente ho trovato la vita serale (notturna non si può dire) più vivace a Ha Noi e anche i ristoranti e i locali,  in qualche modo più belli. Almeno per me. Saigon è una città americana come concetto, piena di luci e neon e molto europea per progettazione urbanistica. Spiccano i grandi edifici degli hotel di lusso e i mall delle grandi firme, quasi del tutto assenti a Ha Noi. Saigon è il posto del Rex Hotel con la sua terrazza fronte Opera, del chill bar che non ci vai non ci credi, dei negozi creativi con manicure inclusa. Però,  in qualche modo, nella sua vita di strada e nella sua cucina dalle mille varietà Ha Noi ha un fascino che Ho Chi Minh city ha senz’altro perso. Ecco ora che ci sono stata la posso chiamare Ho Chi Minh city. Va capita questa città,  riserva delle sorprese, ma Ha Noi mi ha rapito il cuore.

image

image

image

image

image

image

image

image

18 GIORNI IN VIETNAM

Il mio viaggio in Vietnam é durato 18 giorni, voli inclusi. Non ho la pretesa di aver visto e capito tutto. Anzi ho dovuto far delle selezioni. Ho saltato Sapa purtroppo, mi sono fatta scoraggiare dal rischio del monsone. E ho saltato anche il mare: Nha Thrang, Mui Ne e le Con Dao. Della prima non sono pentita. Il mare proprio non merita in Vietnam. Mui Ne forse per lo spettacolo delle dune si poteva fare. E le Con Dao? Chissà. … se sono come le Cham, non mi sono persa niente. Il mio più grande rammarico è di non aver visto te tombe Cham a Hue, per essermi male organizzata.
Però aver fatto le altre tappe con calma, con il tempo di “annoiarmi” dei posti, credo sia stata una scelta impagabile. Take your time.
Mi resta nel cuore Ha Noi che è il.posto che più mi è piaciuto, che è ancora l’Asia che ti immagini, dove la gente sorride poco, ma che è pulita e il traffico relativo. E lo spettacolo naturale di Ha Long non lo dimenticherò mai.
Poi Hoi An, con le sue mille luci delle lanterne dipinte a mano, le sartorie, la sua quiete,  le spiagge e le candele nel fiume. Huè è tra quei che son sospesi. La cittadella è meravigliosa, il resto della città squallido e inutile. La cucina resta un mistero. Certo il posto dove ho mangiato peggio in assoluto. Salvo solo il pranzo al mercato Dong Ba.
Il Delta è uno spettacolo con le sue acque rosse.
Ho Chi Minh a modo suo si fa amare, con gli edifici coloniali del centro e i grandi alberghi e i le terrazze per aperitivi come il Rex Hotel o il Chill bar e le sue pagode nascoste. Ma sa anche farsi odiare per il traffico impazzito e aggressivo.
Ecco,  a caldo questo, la notte prima di tornare a casa.

image

image

image

image

image

nare a casa.

IL MUSEO DI HO CHI MINH CITY

La sede è una magnifica villa coloniale in stile francese neoclassico, nel pieno del district 1. Peccato che sia molto trascurata e mal tenuta.
Il museo ripercorre la storia della città,  dall’unificazione urbanistica di Cholon e Saigon, alle scoperte archeologiche degli anni 50, passando per le tradizionali attività produttive, per arrivare ai costumi tradizionali e gli abiti da matrimonio delle diverse etnie, fino alla rivoluziine e la guerra con gli Usa.

image

image

image

image

image

image

image

CHOLON. CHINATOWN È SEMPRE CHINATOWN

Cholon è la Chinatown di Saigon, nel district 5 a circa 5 km dal centro. In taxi quasi mezz’ora nel traffico.
Originariamente Cholon e Saigo  erano due città separate ma ormai da tanto tempo Cholon è stata annessa a Saigon. Visitando il museo di Ho Chi Minh ci sono spiegati i dettagli urbanistici.
Della vecchia Chinatown resta poco. Il quartiere è poverissimo e abbastanza sporco rispetto al resto di Saigon. Spiccano i negozi con maschere e lanterne in cartpesta e carta di riso molto colorate e resise ancora qualcje negozio degli erboristi, per lo più sembrano wholesale.
Nascoste tra le viuzze si scoprono a fatica le mille pagode della zona. Una più bella della precedente. Appena si entra il silenzio ti accoglie come un toccasana. La spiritualità vi regna sovrana.

image

image

image

image

image

image

image

image

image

image

image

image

ICONE DI STILE VIET.

Purtroppo non ho fotografato la ragazza in shorts, loubis borchiata tacco12 e 2.55 di Chanel, in partenza dallAeroporto di Da Nang, ma un certo stile si vede anche in mezzo alla confusione vietnamita. Le più eleganti restano le concierge di hotel e SPA che indossano l’abito tradizonale l’Ao Dai.
Ma forse l’essenza dell’eleganza sta nel completo in seta casacca e pantaloni indossato dalle donne anziane cosi con semplicità anche nel mercati o all’angolo delle strade dove stanno accovacciate con la loro frutta e il cappello conico.

image

image

image

image

image

image

image

image

image

PAGODA DELL’IMPERATORE DI GIADA (DOVE FINISCE SAIGON).

La pagoda dell’Imperatore di Giada è considerata la più pregevole di tutta Saigon. Quindi vale sicuramente la camminata interminabile fino ai confini dell’impero in mezzo a un traffico improbabile….secondo me in pratica dove finisce Saigon…
Per attraversare l’arteria a 4 corsie per senso di marcia, sulle strisce e con semaforo a favore ho avuto bisogno dell’aiuto di una vigilessa (che quasi viene travolta) e poi di una ragazza che impietosita dalla mia imbranataggine mi ha preso per un braccio e spinto fino alla sponda opposta. Ah la gentilezza orientale!
La pagoda è cinese e risale al 1909 piena di statue e mostri. Molto suggestiva.

image

image

image

image

image

image

LA RISAIA È IL TUO CASTELLO

Percorrendo la freeway e le statali che portano fuori città, è impossibile non notare che le risaie verdi e gialle ospitano delle tombe e delle lapidi.
All’inizio avevo pensato fossero le lapidi dei morti nella guerra del Vietnam. Invece no. Le famiglie contadine seppelliscono i propri morti nelle risaie, dove restano vicino alle proprie case e famiglie.

image

image